Algeria: le elezioni, una mossa irreversibile

Pubblicato il 4 dicembre 2019 alle 10:15 in Africa Algeria

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Il viceministro della Difesa algerino nonché capo di Stato maggiore dell’esercito, Ahmed Gaid Salah, ha ribadito, il 3 dicembre, che le elezioni previste per il prossimo 12 dicembre rappresentano una mossa irreversibile, in quanto mirano a completare il cammino della rivoluzione condotta contro la colonizzazione francese.

Nel frattempo, il popolo algerino continua a protestare contro l’indizione delle elezioni, invitando altresì le autorità al potere a rimuovere tutte le personalità legate all’ex presidente dell’Algeria, Abdelaziz Bouteflika, ed esortando l’intera popolazione ed i sindacati ad organizzare uno sciopero generale per l’8 dicembre, a pochi giorni dall’apertura dei seggi elettorali.

Nella giornata del 3 dicembre, numerosi studenti si sono riuniti nelle strade della capitale Algeri per il 41esimo giorno consecutivo, in segno di protesta, anch’essi determinati a rifiutare le elezioni e la classe politica al potere. In tale quadro, i manifestanti si sono altresì detti indignati di fronte alle dichiarazioni del ministro dell’Interno, Salah Eddine Dahmoune, il quale ha definito i cittadini algerini che si oppongono alle elezioni presidenziali “traditori, mercenari e omosessuali”.

È da circa nove mesi che l’Algeria è caratterizzata da un’atmosfera di mobilitazione politica e protesta. In particolare, la serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

L’indizione di elezioni presidenziali è stata altro motivo di scontento popolare, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage dell’ex presidente.

Tuttavia, in un discorso rivolto il 3 dicembre ad alcuni leader militari riunitisi nel Nord-Ovest del Paese, Salah ha affermato che le elezioni rappresentano un passo necessario per il Paese, nonché una continuazione del cammino intrapreso con la rivoluzione del 1954 che ha portato alla fine del “brutale” colonialismo francese. Inoltre, a detta del generale algerino, le elezioni avranno il merito di porre le basi per uno Stato di diritto in Algeria. Salah ha poi ribadito un rifiuto categorico verso il tentativo dell’Unione Europa di interferire negli affari interni algerini. Il riferimento va alla risoluzione adottata dal Parlamento europeo il 28 novembre scorso, contro la violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Algeria.

Nello specifico, l’Europa ha condannato la detenzione arbitraria ed illegittima, così come i casi di attacco e intimidazione, contro giornalisti, sindacalisti, avvocati, studenti, attivisti e manifestanti pacifici che hanno preso parte ai movimenti di protesta degli ultimi mesi. Inoltre, il governo algerino è stato esortato a porre fine alle violazioni dei diritti e delle libertà perpetrate contro cristiani e membri del gruppo religioso degli Ahmadiyya. Da parte sua, il Ministero degli Esteri algerino ha definito il comunicato dell’Unione Europea insolente, ed ha minacciato di rivedere le proprie relazioni con le istituzioni europee.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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