Afghanistan: uomini armati uccidono un medico giapponese e il suo team

Pubblicato il 4 dicembre 2019 alle 11:56 in Afghanistan Giappone

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Almeno 6 persone, tra cui 1 medico giapponese e 1 soccorritore, sono state uccise dopo che un gruppo di uomini armati ha attaccato il loro veicolo nella città orientale afgana di Jalalabad. 

Tetsu Nakamura, capo del supporto medico dell’ONG “Peace Japan”, è morto il 4 dicembre a causa delle ferite riportate nell’assalto. Anche gli altri 5 membri afgani del suo team sono deceduti, insieme alle guardie di sicurezza, all’autista e un passeggero. “Purtroppo, il dottor Nakamura è deceduto a causa delle ferite riportate nell’attacco armato di questa mattina”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Attaullah Khogyani, portavoce del governatore della provincia di Nangarhar, dove si trova la città di Jalalabad. La polizia ha riferito che stanno cercando gli aggressori, che sono al momento in fuga, e che le indagini sono in corso. 

Nakamura era stato gravemente ferito nell’assalto ed è stato immediatamente trasferito in ospedale, dove era in condizioni critiche. L’uomo ha subito un intervento chirurgico, ma è morto poco dopo essere stato trasportato in aereo all’ospedale di Bagram nella capitale, Kabul, per ulteriori cure. Nakamura era a capo dell’ONG giapponese, operativa a Nangarhar, dal 2008. L’uomo era arrivato in Afghanistan dopo che un collega giapponese, Kazuya Ito, era stato rapito e ucciso. Nessuno ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco. 

Il governatore della provincia, Shah Mahmood Meyakhail, ha espresso le sue condoglianze, affermando che il popolo afghano è estremamente sconvolto per la morte di Nakamura e rimane grato per i servizi che il medico giapponese ha fornito loro per oltre un decennio. Il 24 novembre, Anil Raj, un cittadino statunitense che ha lavorato per il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite in Afghanistan, è stato ucciso durante un attentato che ha colpito il suo veicolo, a Kabul. Sempre nella capitale, l’8 maggio, i talebani avevano attaccato l’organizzazione no-profit, Counterpart International, finanziata dagli Stati Uniti che lavora con persone emarginate. In tale assalto, 9 persone avevano perso la vita. 

Le continue violenze in Afghanistan stanno mettendo in dubbio la possibilità di instaurare un processo di pace duraturo, tramite un dialogo con i talebani, il gruppo militante islamista più letale del Paese. Le speranze di tornare al dialogo con le forze anti-governative erano aumentate a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo, in cambio del rilascio 10 forze di sicurezza afghane e 2 ostaggi occidentali, entrambi professori, un americano e un australiano, effettuato il 19 novembre. Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione dei negoziati, l’8 settembre, Trump aveva citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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