Uruguay: le linee della politica estera di Lacalle

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 9:04 in America Latina Uruguay

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“Abbiamo bisogno di una regione forte indipendentemente dall’ideologia, ma chiameremo dittatori i dittatori” – con queste parole pronunciate davanti ai suoi seguaci per festeggiare la vittoria elettorale una settimana dopo il voto, il nuovo presidente dell’Uruguay, Luis Lacalle Pou, ha indicato quali saranno le linee di politica estera del primo governo di destra del paese negli ultimi 15 anni. Una politica estera equilibrata e non basata sull’ideologia, specchio dell’equilibrio politico interno dell’Uruguay.

“Il 24 novembre, per la prima volta nella storia del Paese, cinque partiti politici hanno capito il messaggio della maggioranza dei cittadini. Dopo anni di tradizioni e storie diverse, incontri e disaccordi, la saggezza ha prevalso, l’umiltà e quell’enorme senso che abbiamo dovuto ascoltare il clamore popolare. Ancora e ancora voglio dire che sono orgoglioso della leadership politica del mio paese” – ha affermato Lacalle, che ha aggiunto ribadendo la natura assolutamente nuova del suo governo di coalizione: “Qui ci siamo rappresentanti di cinque partiti politici. Per noi è tutto nuovo, non sapevamo come andasse fatto. Lo abbiamo costruito insieme”.

“Il 24 novembre sappiamo tutti cosa è successo. C’è stato un risultato che non ha mai potuto essere sovvertito. Ma le cose accadono per una ragione e qual è stato il segnale che hai dato all’Uruguay? Che avremmo potuto trascorrere quattro giorni in questa solida democrazia in attesa dei risultati. Questo è ciò di cui dobbiamo occuparci perché la nostra costruzione democratica non è fatta solo di grandi opere, è nella nostra vita quotidiana. La nostra democrazia è fatta dal basso con l’immagine più bella che ho visto in questa campagna: giovani di tutti i partiti politici che cantano insieme l’inno”  – ha sottolineato il neoeletto presidente.

La forza della democrazia uruguayana è stata confermata dall’arrivo di una delegazione del Frente Amplio, la coalizione di sinistra finora al governo sconfitta al ballottaggio, che ha portato un messaggio di congratulazioni al presidente eletto. Lacalle ha ringraziato affermando “questa è l’immagine che diamo all’estero: una nazione unita”. 

Per quanto riguarda il contesto internazionale, l’esponente nazionalista ha affermato che l’Uruguay ha bisogno di “una regione forte, con buoni governi e che vadano d’accordo. Ciò che è chiaro è che nelle relazioni internazionali non faremo vergognare gli uruguayani. Chiameremo dittatori i dittatori. Non faremo giri di parole. Avremo i migliori rapporti con il Mercosur, con il presidente argentino, brasiliano e paraguayano, per risollevare la regione“. Un messaggio che lascia intendere che Montevideo abbandonerà la posizione di stretta neutralità tenuta finora tra Maduro e Guaidó nella crisi venezuelana, ma che non sceglierà le sue alleanze su base ideologica, il che significa niente rotture diplomatiche con Cuba e buoni rapporti sia con Bolsonaro che con Fernández. A proposito del presidente argentino, Lacalle ha affermato che andrà a Buenos Aires per l’insediamento il prossimo 10 dicembre.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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