ONU: “Basta violare l’embargo sulle armi in Libia”

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 20:55 in Africa Libia

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato tutti gli Stati ad adempiere all’embargo sulle armi imposto alla Libia e a rimanere fuori dal conflitto. Tali affermazioni sono giunte martedì 2 dicembre dopo che il gruppo di monitoraggio dell’ONU sulle sanzioni ha accusato la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia di ripetute violazioni delle norme internazionali. I 15 membri del Consiglio, secondo quanto si legge nella dichiarazione, “esortano gli Stati a non intervenire nel conflitto o ad adottare misure che potrebbero aggravare il conflitto” e, più avanti, “esprimono la loro preoccupazione per il crescente coinvolgimento dei mercenari”. Il Consiglio ha inoltre chiesto “il pieno rispetto dell’embargo sulle armi” dopo aver constatato che Giordania, Emirati Arabi Uniti e Turchia hanno ripetutamente violato la disposizione. In più, secondo quanto affermato dal Consiglio delle Nazioni Unite, è “altamente probabile” che sia stato un aereo straniero a provocare l’attacco contro il centro di detenzione per migranti di Tajoura, il 2 luglio 2019. Ciò è stato riportato un mese fa anche dal gruppo di esperti che monitora l’attuazione delle sanzioni sulla Libia.

Le missioni delle Nazioni Unite in Giordania e Turchia non hanno ancora commentato tali dichiarazioni. Gli Emirati Arabi Uniti, d’altro canto, hanno affermato che sono “fermamente impegnati a rispettare gli obblighi previsti dal regime di sanzioni in Libia e anche tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza”

“I trasferimenti di materiale bellico in Libia sono stati ripetuti e talvolta palesi con scarsa considerazione del rispetto delle misure sanzionatorie”, hanno scritto gli esperti indipendenti delle Nazioni Unite nel rapporto confidenziale, che dovrebbe essere pubblicato questo mese e che l’agenzia di stampa Reuters è riuscita a consultare in anteprima.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli.

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Chiara Gentili

di Redazione

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