L’Oman nuovamente mediatore con l’Iran

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 12:26 in Iran Oman

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Il ministro degli Esteri dell’Oman, Yousuf bin Alawi, si è recato in visita a Teheran, il 2 dicembre, dove ha incontrato il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran, Ali Shamkhani, ed il suo omologo iraniano, il ministro Mohammad Javad Zarif.

Nel corso dei meeeting sono state discusse una serie di questioni regionali, tra cui l’iniziativa dell’Iran per la pace nel Golfo. In particolare, già nel mese di settembre scorso, Teheran ha espresso il desiderio di promuovere misure in grado di garantire la sicurezza della regione e soprattutto dello Stretto di Hormuz.

Bin Alawi, invitato ad esprimere il proprio parere a riguardo, ha affermato che nessun Paese può beneficiare delle tensioni nelle acque del Golfo e, pertanto, è necessario frenarle. Inoltre, a detta del ministro omanita, per portare sicurezza nell’area è necessario un accordo tra le diverse parti interessate ed il superamento delle divergenze. Da parte sua, Muscat si è detta pronta a mettere in gioco le proprie capacità ed il proprio potenziale per limitare le tensioni e creare una base comune in cui promuovere il dialogo tra i diversi membri della regione.

Lo Stretto di Hormuz, situato tra l’Oman e l’Iran, è di importanza fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per lo strategico canale. Questo è stato interessato da diverse vicende nel corso degli ultimi mesi, tra cui la confisca di navi petrolifere che hanno visto protagonisti l’Iran ed il Regno Unito. Tra queste, la Stena Impero, di proprietà britannica, confiscata proprio nel suddetto Stretto il 19 luglio scorso e rilasciata il 27 settembre.

La confisca da parte iraniana era giunta in risposta alla detenzione della petroliera ex Grace 1, successivamente nota con il nome di Adrian Darya, bloccata il 4 luglio e rilasciata ufficialmente il 19 agosto, dopo essere stata altresì sottoposta ad un fermo statunitense. In tale quadro, Washington ha promosso la creazione di una “missione navale” nel Golfo, con sede in Bahrein, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’area e soprattutto dello Stretto di Hormuz. Per gli USA, tale coalizione rappresenterebbe altresì un modo per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica. Sia il Regno Unito sia Israele hanno reso noto la loro partecipazione.

Nel corso dell’incontro del 2 dicembre con Bin Alawi, Shamkhani ha dichiarato che gli sforzi statunitensi, volti a formare un’alleanza navale nel Golfo, sono destinati a fallire, e che le uniche alleanze davvero efficienti, in grado di garantire sicurezza e di risolvere le problematiche, sono quelle prive dell’interferenza e dell’ingerenza di potenze esterne. Riferendosi agli Stati Uniti, il Segretario iraniano ha affermato che non è possibile avere fiducia in un Paese che non si è dimostrato in grado di adempiere ai propri impegni con l’Iran e altri Stati. Inoltre, a detta di Shamkhani, gli USA, coadiuvati da altri Paesi, sono responsabili dei danni arrecati alla sicurezza e alla stabilità della regione del Golfo, dove hanno causato caos e distruzione, innescato conflitti e promosso il terrorismo. Pertanto, tali forze non possono dirsi fautrici di iniziative di sicurezza o stabilità nel Golfo.

La visita di Bin Alawi risulta essere la terza in nove mesi. Il piccolo ma strategico sultanato, che si trova proprio in prossimità dello stretto di Hormuz, all’ingresso del Golfo e vicino all’Iran, ha mantenuto buoni rapporti con Teheran nonostante diverse crisi regionali. Tale posizione geopolitica gli ha permesso di svolgere, già in passato, un importante ruolo di mediazione.

L’Oman si è spesso rapportato con l’Arabia Saudita, con l’Iran e con il resto dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo senza prendere parte ai violenti scontri regionali. Il Sultanato  è stato spesso definito un “intermediario” o un’“oasi di pace e stabilità”, grazie alla propria neutralità ed al proprio ruolo di mediatore nelle contese regionali e nazionali. Tale politica è incarnata dal proprio sovrano, il sultano Qaboos bin Said al-Said, da 49 anni a capo del Paese e fautore principale di una politica di non ingerenza ed indipendenza. Non da ultimo, Muscat ha svolto un ruolo cruciale nel riunire i negoziatori di Washington e Teheran ai colloqui preliminari che hanno portato all’accordo sul nucleare del 14 luglio 2015. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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