Kosovo: 6 indiziati per l’omicidio di un leader politico serbo

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 11:24 in Kosovo Serbia

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La procura di Stato del Kosovo ha annunciato di aver accusato 6 persone per l’omicidio di Oliver Ivanovic, un cittadino serbo-kosovaro, leader di un partito politico.

È quanto rivelato da Reuters, ripreso dal Voice of America, il quale, lunedì 2 dicembre, ha svelato i dettagli delle dichiarazioni della procura.

L’omicidio di Ivanovic era avvenuto il 16 gennaio 2018 davanti il suo ufficio di Mitrovica, una città del Nord del Kosovo luogo di frequenti scontri tra l’etnia serbo-kosovara e quella kosovara-albanese, caratterizzata dalla presenza di due unità amministrative. Nello specifico, Mitrovica Nord è abitata principalmente da cittadini di etnia serba, mentre il Sud della città è maggiormente popolato da cittadini kosovari di etnia albanese.

Secondo quanto emerso dalle indagini, avviate a seguito dell’omicidio di Ivanovic, morto con colpi di arma da fuoco, l’agguato aveva visto la partecipazione di 6 sospetti criminali, di cui 3 sono già stati arrestati, mentre per i restanti le autorità hanno emesso un mandato di cattura internazionale. Tra i 3 ricercati, più nel dettaglio, anche i 2 sospetti mandanti.  

Tra i 6 sospetti colpevoli, secondo la procura, vi è anche una donna, la quale collaborava nell’ufficio amministrativo della sede del partito di Ivanovic. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, la donna era complice degli altri accusati, i quali hanno ricevuto l’aiuto della collaboratrice di Ivanovic, la quale aveva anche nascosto le prove alla polizia.

Il Voice of America rivela che nel rilasciare le dichiarazioni, la procura di Stato non ha rivelato l’etnia dei sospetti criminali. Tuttavia, un magistrato di Mitrovica, il quale ha rilasciato dichiarazioni a Reuters in condizioni di anonimato, ha rivelato che tutti gli indiziati sono di etnia serba.

Tale rivelazione è stata inoltre confermata dal New York Times, il quale, riprendendo The Associated Press, ha confermato che i 6 indiziati sono di etnia serba e che risultano attivi da 2011 nel Nord del Kosovo, dove esercitano pressioni nei confronti della polizia, delle autorità locali e delle aziende pubbliche presenti sul territorio.

Da circa vent’anni, il Kosovo è teatro di scontri frequenti tra le due etnie che popolano il Paese. La prima, la comunità etnica serbo-kosovara, non si sente al sicuro per via della presenza della seconda etnia, quella kosovaro-albanese, la quale dichiara di aver commesso atrocità in risposta a quelle effettuate dalla comunità etnica serba, la quale invece ritiene di aver riposto alle violenze perpetuate dall’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA – Kosovo Liberation Army).

Dal momento della sua indipendenza, il 17 febbraio 2008, al 27 luglio 2019, il Kosovo aveva ricevuto il riconoscimento della sua indipendenza da parte di 115 Paesi. Tuttavia, negli anni, 16 Paesi hanno revocato il riconoscimento del Kosovo, portando il totale a 99 Stati sui 193 delle Nazioni Unite. La Serbia, da parte sua, non ha mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo ed è stata più volte accusata dal Kosovo di condurre una campagna per convincere altri Paesi a ritirare il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina, in cambio dell’esenzione del visto per la Serbia. Da parte sua, la Serbia ha negato le accuse, dichiarando che tale gesto era soltanto una dimostrazione di amicizia.

Gli scontri che avvengono tra cittadini riflettono inoltre le relazioni tra Pristina e Belgrado, in stallo da un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.  Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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