Incontro al Cairo sulla diga africana: al tavolo Egitto, Etiopia e Sudan

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 17:35 in Egitto Etiopia

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I ministri dell’Irrigazione di Egitto, Etiopia e Sudan si sono incontrati al Cairo per un nuovo round di colloqui volti a risolvere la disputa sulla costruzione della diga GERD, fortemente voluta dal governo di Addis Abeba. I colloqui, della durata di 2 giorni, sono iniziati lunedì 2 dicembre, circa un mese dopo il meeting di Washington, avvenuto il 6 novembre, dove i 3 Paesi hanno acconsentito ufficialmente alla mediazione degli Stati Uniti nella risoluzione della controversia sul grande progetto idroelettrico. L’incontro aveva altresì portato alla definizione di una data precisa, quella del 15 gennaio 2020, entro la quale terminare i lavori per risolvere la controversia.  I ministri di Etiopia, Egitto e Sudan hanno altresì rivelato che parteciperanno a futuri incontri presso la Casa Bianca anche il 9 dicembre e il 13 gennaio, così da poter valutare i progressi nelle negoziazioni. All’incontro di Washington, oltre alle delegazioni africane e al presidente Trump, hanno preso parte anche Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, e il presidente della Banca mondiale, David Malpass. I prossimi colloqui tra i 3 Paesi africani dovranno presumibilmente svolgersi in Sudan.

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Irrigazione egiziano, Mohamed Abdelaaty, l’Egitto si impegnerà a raggiungere un equo e bilanciato accordo sulle regole di riempimento e realizzazione della diga, in base a quanto stabilito nella Dichiarazione di principi del 2015. La Dichiarazione di principi era stata sottoscritta da Etiopia, Egitto e Sudan nel 2015 con l’obiettivo di favorire lo sviluppo dei negoziati ma, da allora, solo scarsi progressi sono stati raggiunti. Secondo quanto stabilito nella nota concordata il 6 novembre durante l’incontro di Washington, se un accordo non verrà trovato entro il 15 gennaio, i ministri saranno tenuti a invocare l’articolo 10 della Dichiarazione di principi, in base al quale un mediatore internazionale dovrà intervenire nella questione per risolvere la disputa.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, ha avviato la realizzazione della Grand Ethiopian Renaissance Dam, promettendo di non interrompere il flusso del fiume e sostenendo che il progetto avrebbe incrementato il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, invece, ha sempre mostrato da parte sua grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la diga possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati scarsi con accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di accettare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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