Immigrazione: i fatti più importanti di novembre 2019

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 11:20 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di novembre 2019, sono sbarcati in Europa 11.390 migranti. Dall’inizio dell’anno, invece, sono giunti in Europa via mare complessivamente quasi 91.000 stranieri. Il Paese che ha accolto il maggior numero di migranti, al momento, risulta essere la Grecia, con 65.829 sbarchi, seguita dalla Spagna, con quasi 29.000 sbarchi, Italia, Malta, con 2.738 sbarchi, e Cipro, con 1.183 sbarchi. Il numero dei morti in mare nei primi undici mesi del 2019, invece, ammonta a 1.221. Tali cifre segnano una diminuzione, soprattutto in termini di sbarchi, rispetto alle cifre dello stesso periodo del 2018, quando arrivarono nei porti europei circa 98.000 stranieri.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo le stime del Ministero dell’interno, dal primo gennaio al 3 dicembre 2019, sono sbarcati 10.955 migranti, una cifra minore di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo del 2018. Le cinque principali nazionalità dei migranti accolti sono tunisina, pakistana, ivoriana, algerina e irachena. Il numero dei minori stranieri non accompagnati giunti in Italia dall’inizio dell’anno, invece, ammonta a 1.519, stima molto inferiore rispetto ai 3.536 minori non accompagnati sbarcati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Il mese di novembre si è aperto con la decisione della Francia di limitare il numero di lavoratori provenienti dai Paesi extra-europei. La misura è stata ufficializzata il 5 novembre dal ministro del Lavoro, Muriel Penicaud. Nello specifico, con la nuova legge, vi sarà una soglia al numero di lavoratori extra-UE che entreranno nel Paese, limitando di fatto l’immigrazione economica. Tale misura, però, riguarderà soltanto alcune professioni, che faranno parte di una lista elaborata dal governo. Secondo quanto annunciato, le quote verranno imposte nell’arco dell’estate del 2020. A tale riguardo, il governo ha rivelato di voler evitare il fenomeno del “turismo sanitario”, una scelta compiuta principalmente da cittadini albanesi e georgiani, i quali non necessitano di visto per entrare nell’area Schengen e si recano in Francia per beneficiare dell’assistenza sanitaria gratuita. In precedenza, il premier francese, Edouard Philippe, aveva già annunciato di non essere contrario all’imposizione di limiti sul numero dei migranti. Tale strategia rientra nel tentativo del governo di allontanare le preoccupazioni degli elettori in merito all’immigrazione, un tema fortemente contrastato dai partiti rivali di estrema destra.

Sempre il 5 novembre, la UNHCR ha ricollocato 54 rifugiati vulnerabili provenienti dalle aree urbane del Niger in Italia, attraverso l’Emergency Transit Mechanism (ETM). Il gruppo di stranieri era composto da cittadini eritrei, etiopi, somali e sudanesi. Complessivamente sono stati contati 23 bambini, di cui 13 non accompagnati. L’agenzia dell’Onu ha specificato che maggior parte dei migranti aveva trascorso un periodo di detenzione nei campi libici, dove aveva subito abusi ed era stata costretta a vivere in condizioni terribili. Il rappresentante dell’UNHCR per la Libia, Jean-Paul Cavalieri, ha riferito che la Libia continua a versare in una situazione difficile, dove i migranti faticano ad avere accesso ai beni di prima necessità. Il loro ricollocamento in Niger, e la successiva accoglienza in Italia, ha continuato Cavalieri, dimostra la solidarietà di Niamey e Roma verso i rifugiati. A suo avviso, dal momento che sono ancora migliaia gli stranieri in difficoltà, è necessario che altri Paesi aumentino le accoglienze per velocizzare l’evacuazione dalla Libia.

Il 6 novembre, il governo di Atene ha annunciato la creazione di almeno cinque centri pre-partenza per i migranti che non hanno diritto di asilo in Grecia, al fine di ricollocare, al contempo, circa 10.000 migranti in Turchia, entro la fine del 2020. Il portavoce governativo, Stelois Petsas, ha riferito che coloro che non hanno il diritto di asilo non possono muoversi liberamente e in modo incontrollato nel territorio nazionale e, di conseguenza, devono tornare in Turchia. Petsas ha altresì riferito che l’obiettivo principale delle autorità greche, che considerano l’immigrazione una questione di “significato nazionale”, è quello di decongestionare i campi sulle isole e trasferire almeno 4.000 rifugiati presso sistemazioni sulla Grecia continentale entro la fine di novembre.

Il 7 novembre, la Libia si è dichiarata disponibile a rivedere il testo del memorandum di intesa sull’immigrazione sottoscritto con l’Italia il 2 febbraio 2017. A renderlo noto è stata il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nel corso di un question time alla Camera dei deputati, precisando che Roma mira a migliorare i centri di detenzione dei migranti per poi chiuderli gradualmente. L’obiettivo è quello di passare la gestione di simili strutture alle Nazioni Unite. Tale accordo, firmato dall’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e dal premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, disciplina la cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e del rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra la Libia e l’Italia. Il testo, composto da 8 articoli preceduti da un preambolo, aveva due obiettivi principali. In primo luogo, mirava a completare e a rafforzare il sistema di controllo dei confini libici per limitare i flussi di migranti clandestini nella rotta mediterranea. In secondo luogo, l’accordo prevedeva che l’Italia offrisse supporto tecnico al governo di Serraj per contrastare l’attività dei trafficanti di esseri umani.

L’8 novembre, il Ministero dell’Interno della Bulgaria ha reso noto che, dal primo gennaio dal 31 ottobre 2019, sono stati arrestati 206 migranti al confine con la Turchia e 184 al confine con la Grecia. La maggior parte degli stranieri proviene dall’Afghanistan, dall’Iraq, dall’Iran, dal Pakistan e dalla Siria.

Secondo i dati presentati dal Ministero, inoltre, nello stesso lasso di tempo la polizia frontaliera ha impedito l’ingresso nel Paese a 2.122 migranti al confine con la Turchia e 3.795 al confine con la Grecia. In virtù di tali stime, il Ministero dell’Interno ha ammesso di aver lanciato una missione speciale della polizia finalizzata al contrasto dell’immigrazione clandestina, ma che tale operazione non giunge in risposta agli ultimi sviluppi in Siria. Al contrario, il Ministero ha rivelato che le politiche in materia di immigrazione sono rimaste invariate in Bulgaria, anche circoscrivendo l’area al confine con la Turchia, maggiormente interessata dal fenomeno.

Il 14 novembre, il commissario europeo per le politiche migratorie, Dimitris Avramopoulos, ha allertato le autorità bosniache che la Bosnia rischia di diventare teatro di una crisi umanitaria nel corso dell’inverno, a causa delle degradanti condizioni in cui si trovano i migranti nei sovraffollati centri di accoglienza del Paese. Avramopoulos ha insistito in particolar modo sulla chiusura del campo di Vucjak, nei pressi di Bihac, nel Nord-Ovest della Bosnia, una ex discarica situata nei pressi di un campo contaminato dalle mine. Il commissario europeo ha altresì dichiarato che le autorità bosniache dovranno provvedere a garantire ai circa 8.000 migranti registrati le adeguate condizioni di accoglienza, al fine di prevenire lo scoppio di una crisi umanitaria nel corso dei mesi invernali.

L’Unione Europea, ha ricordato Avramopoulos, ha già riconosciuto aiuti economici pari a 36 milioni di euro alla Bosnia, la quale doveva creare nuove strutture e dotarsi dei beni di prima necessità, ma le condizioni attuali del campo di Vucjak sono talmente gravi che l’Unione Europea non riconoscerà più alcuna forma di sostegno economico per il suo miglioramento.

Il 20 novembre, la Grecia ha annunciato che chiuderà i centri di accoglienza, i quali verranno sostituiti con centri di detenzione restrittiva. Le chiusure riguarderanno solo alcuni centri e, insieme alle altre misure annunciate dal governo, mirano a dissuadere i migranti a partire per la Grecia. A tale riguardo, il portavoce del governo, Stelios Petas, ha dichiarato che le misure dell’esecutivo di Atene devono essere “un chiaro messaggio” per coloro che sono intenzionati a recarsi clandestinamente nel Paese europeo senza essere in possesso dei requisiti per ottenere l’asilo. Ad essere interessati sono principalmente i centri di accoglienza delle isole dell’Egeo, già al centro delle misure del governo di Atene, il quale ha avviato in precedenza un piano per la redistribuzione dei migranti nell’entroterra, al fine di fornire una risposta allo stato di sovraffollamento di tali centri.

Il 21 novembre, il ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, ha presentato le linee programmatiche del suo dicastero. Il focus dell’azione si rivolge alla sicurezza del Paese, nelle sue varie forme, la quale è motore e prerogativa di sviluppo e crescita. Il primo tema ad essere stato trattato dal ministro è l’immigrazione. In tale ambito, Lamorgese ha fatto riferimento al ruolo dell’Unione Europea, alla quale è stato richiesto un rinnovamento che possa consentire l’adattamento alle sfide comuni e allo scenario evolutivo di un fenomeno dalle forti ricadute.

Il 28 novembre, il sottosegretario agli Affari Esteri italiano, Manlio Di Stefano, ha concluso una visita di due giorni in Pakistan, in cui i rappresentanti dei Paesi hanno discusso della collaborazione per il contrasto ai flussi migratori irregolari. Nello specifico, Di Stefano ha incontrato il ministro degli Interni, Ijaz Ahmad Shah, con cui ha discusso di immigrazione illegale. Il Pakistan è il secondo Paese per numero di immigrati clandestini in Italia. Il comunicato del Ministero degli Esteri italiano, riferisce inoltre che “la riunione ha permesso di pianificare soluzioni concrete per una migliore collaborazione tra le autorità dei due Paesi sui rimpatri”. Il sottosegretario ha poi presieduto la IV Sessione della Commisione Economica Mista Italia-Pakistan, insieme al ministro pakistano per gli Affari Economici, Muhammad Azahar. Nel 2018, l’interscambio bilaterale tra i due Paesi ha raggiunto la cifra record di 1,45 miliardi di euro, con un incremento di circa il 50% dal 2014. Il Sottosegretario ha espresso soddisfazione per tale importante crescita e ha auspicato di proseguire con questo trend positivo. I due rappresentanti hanno poi discusso della possibilità di allargare la cooperazione e gli investimenti a nuovi settori. Il sottosegretario italiano ha poi incontrato il ministro per i Diritti Umani, il ministro del Commercio, il presidente del Comitato per gli investimenti e il segretario generale del Ministero degli Esteri. 

Il mese di novembre si è concluso, il 29, con l’incontro tra il premier della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, e l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi. Nel corso del vertice, i due hanno avuto modo di discutere delle sfide poste alla Grecia dall’aumento degli sbarchi dei migranti. Nel corso della sua visita ufficiale, inoltre, Grandi ha avuto modo di effettuare un sopralluogo presso l’isola di Lesbo, maggiormente colpita dall’emergenza migratoria. Al centro del vertice vi è stato il sostegno fornito alla Grecia dall’UNHCR e soprattutto dal suo servizio di assistenza all’asilo, grazie al quale Atene ha potuto espletare le richieste di asilo in tempi più rapidi. Inoltre, Mitsotakis ha potuto illustrare a Grandi i primi dettagli del progetto di Atene che vede come destinatari i minori non accompagnati, “No child alone”, il quale riceve il supporto dell’UE, dell’UNHCR e della società civile, i quali si impegnano a collaborare per trovare una sistemazione per i minorenni.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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