Grecia minaccia espulsione dell’ambasciatore della Libia

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 10:30 in Grecia Libia

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Il ministro degli Affari Esteri della Grecia, Nikos Dendias, ha minacciato l’espulsione dell’ambasciatore della Libia ad Atene.

È quanto rivelato da Agence France Presse, ripreso da Al Arabiya English, lunedì 2 dicembre, il quale ha altresì aggiunto che l’espulsione non averrà in caso di comunicazione da parte del diplomatico dei dettagli dell’accordo militare firmato dalla Libia e dalla Turchia.

Tale intesa era stata raggiunta lo scorso 27 novembre, quando il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. Nello specifico, attraverso il memorandum concluso in ambito marittimo, sono state definite le aree di competenza di ciascuna parte nel Mar Mediterraneo. In materia militare, i due Paesi hanno concordato lo sviluppo di ulteriori sistemi di sicurezza e di formazione, grazie ai quali il governo tripolino disporrà di migliori capacità per contrastare terrorismo, migrazione irregolare e criminalità.

Tuttavia, la Grecia ha accusato la Turchia di voler mantenere Atene allo scuro dei dettagli dell’accordo, motivo per cui Dendias ha dichiarato che se l’ambasciatore libico non rivela i dettagli delle intese, sarà dichiarato “persona non grata” e sarà quindi allontanato dal Paese.

Secondo quanto rivelato dal quotidiano ellenico, Ekathimerini, l’ambasciatore della Libia avrà tempo fino al 5 dicembre per presentare una copia del memorandum d’intesa sui confini marittimi siglato da Tripoli e Ankara.

Al Arabiya English riporta inoltre che l’accordo ha causato l’ira anche di Egitto e Cipro, con i quali la Grecia collabora in materia di energia e di sicurezza. Nell’ambito di tale cooperazione, l’ultimo incontro avvenuto tra i 3 Paesi risale al 5 novembre, quando Il Cairo, Atene e Nicosia avevano discusso della cooperazione in materia di sicurezza e difesa nel Mediterraneo orientale, area causa di tensione con la Turchia per via delle attività di Ankara a largo delle coste di Cipro. Nel frattempo, i 3 Stati stavano conducendo l’esercitazione  congiunta “Medusa 9”, la quale aveva coinvolto le forze dell’Aviazione e della Marina dei 3 Paesi ed era iniziata domenica 3 novembre. Tale esercitazione, secondo quanto commentato da Ekathimerini, erano una dimostrazione delle intenzioni di Atene di rafforzare la propria presenza nel Mediterraneo orientale.

Nello spirito di tale collaborazione, il ministro degli Esteri ellenico aveva incontrato il suo omologo egiziano, Sameh Choukry, domenica 1 dicembre, per discutere della questione.

In aggiunta, il premier greco ha annunciato, domenica 1 dicembre, di aver intenzione di chiedere il sostegno della NATO, alleanza di cui la Turchia fa parte, per riuscire a ottenere dettagli sull’accordo siglato da Erdogan e Al-Sarraj. A tale riguardo, Mitsotakis ha dichiarato di ritenere inappropriato che un’alleanza rimani indifferente “quando uno dei suoi membri viola apertamente il diritto internazionale e mira a danneggiare un altro membro” dell’Alleanza.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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