Bolivia rompe con Cuba e Venezuela

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 8:46 in Bolivia Venezuela

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Il governo ad interim della Bolivia della presidente Jeanine Áñez ha ordinato alla delegazione diplomatica venezuelana di lasciare il paese andino, mentre si stanno attivando le pratiche per far uscire La Paz dall’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America (ALBA), creata da Hugo Chávez e Fidel Castro, e dall’Unione delle Nazioni del Sud America (Unasur), che, dopo aver riunito quasi tutta l’America meridionale era ridotta a un mini-vertice di Venezuela, Guyana, Suriname, Uruguay e appunto Bolivia.

Una precipitosa partenza dalle organizzazioni afferenti alla sinistra latinoamericana che si verifica quando il nuovo governo prepara anche una denuncia formale contro Caracas per la presunta partecipazione di quattro venezuelani alle violente proteste degli ultimi giorni.

Il conflitto diplomatico con il governo chavista del Venezuela è in corso da due settimane circa, ed è contemporaneo alla crisi iniziata il 16 novembre scorso con Cuba. Il governo di Miguel Díaz-Canel ha richiesto alle nuove autorità della Bolivia il rilascio immediato di quattro cubani detenuti a El Alto, un comune vicino alla capitale. I quattro, che fanno parte delle brigate mediche cubane nel paese andino, trasportavano due zaini con 90.000 bolivianos (11.700 euro), che secondo l’Avana avevano appena estratto da una banca per pagare i servizi di base e gli affitti dei 107 membri della brigata Medico che lavora a El Alto, la seconda città del paese.

Le forze di polizia inizialmente sospettavano che con quei soldi servissero per finanziarie manifestazioni violente a favore di Evo Morales. Cuba ha insistito affinché ” l’integrità fisica di ciascuno dei suoi collaboratori sia garantita in conformità con le responsabilità acquisite dallo stato boliviano” e ha affermato che la cifra, 90.000 bolivianos, era quella utilizzata ogni mese per pagare le spese della delegazione. “Il Ministero degli Affari Esteri invita le autorità boliviane a fermare l’esacerbazione di irresponsabili  e odiose espressioni anticubane, diffamazioni e istigazioni alla violenza contro i cooperatori cubani, che hanno fornito il loro contributo solidale alla salute di quella città gemella boliviana” – ha protestato L’Avana in una dichiarazione ufficiale.

Dopo diversi giorni di tensioni, al termine di un lungo negoziato tra La Paz e L’Avana, il governo di Diaz-Canel ha deciso di ritirare i 725 funzionari dei Caraibi di stanza nel paese andino, principalmente medici. I funzionari cubani sono tornati in patria tra il 20 e il 22 novembre scorsi. 

La crisi con Caracas, invece, continua. Gli scontri tra il governo provvisorio boliviano e quello di Nicolás Maduro, stretto alleato di Evo Morales non accennano a diminuire. Il riconoscimento reciproco tra Juan Guaidó e Jeanine Áñez e la richiesta della presidente boliviana al leader dell’opposizione venezuelano di nominare un suo ambasciatore a La Paz ha provocato l’ira di Caracas, esacerbata dal’arresto di quattro cittadini venezuelani coinvolti nelle proteste a favore di Morales. Secondo il ministro dell’interno boliviano Arturo Murillo, i quattro sono stati intercettati con uniformi della polizia venezuelana.

Non sono gli unici arresti “internazionali” avvenuti in Bolivia nelle ultime settimane. La polizia ha confermato che l’argentino Facundo Morales, in coma dopo aver partecipato a scontri e confrontarsi con agenti, ha mandati di arresto in diversi altri paesi, mentre il comando della polizia boliviana riferisce di esponenti della ex-guerriglia delle FARC colombiane arrestati o feriti durante le proteste.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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