Anche senza accordo, gli USA vogliono ridurre le truppe in Afghanistan

Pubblicato il 3 dicembre 2019 alle 10:12 in Afghanistan USA e Canada

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Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha affermato che qualsiasi futura riduzione delle truppe in Afghanistan non è “necessariamente” collegata a un accordo con i talebani. 

Esper ha rilasciato tali dichiarazioni in un’intervista con l’agenzia di stampa Reuters, il 2 dicembre. Queste arrivano a seguito di un viaggio in occasione del viaggio in Afghanistan del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in occasione della Festa del Ringraziamento. Anche Trump aveva parlato di possibili riduzioni delle truppe e aveva aggiunto che credeva fermamente che i talebani avrebbero accettato un cessate il fuoco, nei prossimi negoziati. Tuttavia, secondo quanto riferisce il quotidiano Al-Jazeera English, i comandanti militari statunitensi sono ancora concentrati sulle minacce associate all’ISIS e ad al-Qaeda in Afghanistan.

Esper ha affermato che l’amministrazione Trump ha discusso di potenziali riduzioni delle truppe stanziate in Afghanistan, sia internamente che con gli alleati degli Stati Uniti. “Sono fiducioso che potremmo diminuire la nostra presenza in Afghanistan e garantire comunque che quel posto non diventi un rifugio sicuro per i terroristi che potrebbero attaccare gli Stati Uniti”, ha affermato Esper, senza però specificare il numero di truppe che sarebbero ritirate dal Paese. “I nostri alleati concordano sul fatto che possiamo fare riduzioni”, ha aggiunto. Alla domanda se tali riduzioni sono vincolate ad un accordo con i talebani, Esper ha affermato: “Non necessariamente”, senza elaborare ulteriormente. Attualmente ci sono circa 13.000 soldati statunitensi in Afghanistan e migliaia di altre truppe NATO. Alcuni funzionari statunitensi avevano precedentemente affermato che i livelli delle truppe statunitensi potrebbero scendere a 8.600 e svolgere ancora un’efficace missione antiterrorismo. 

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità. Come evidenziato dal presidente, Ashraf Ghani, in occasione della cerimonia del centenario dall’Indipendenza del Paese dal Regno Unito, che si è tenuta il 19 agosto, al momento il Paese si trova a dover affrontare due principali minacce. La prima vede come protagonisti i talebani, mentre la seconda riguarda la presenza dell’ISIS sul territorio. Questi ultimi si sono recentemente installati nel Paese a seguito della fuga da altre regioni mediorientali. I talebani, invece, si sono affermati come gruppo dominante del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica e, dalla fine di una guerra civile tra diversi gruppi locali. Nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per riprendere il controllo del governo.    

Le continue violenze in Afghanistan stanno mettendo in dubbio la possibilità di instaurare un processo di pace duraturo, tramite un dialogo con i talebani, il gruppo militante islamista più letale del Paese. Le speranze di tornare al dialogo con le forze anti-governative erano aumentate a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo, in cambio del rilascio 10 forze di sicurezza afghane e 2 ostaggi occidentali, entrambi professori, un americano e un australiano, effettuato il 19 novembre. Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione dei negoziati, l’8 settembre, Trump aveva citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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