Rep. Dem. del Congo: ancora manifestazioni anti-ONU, altri 2 morti

Pubblicato il 2 dicembre 2019 alle 17:52 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Spari ed esplosioni sono stati uditi nella giornata di lunedì 2 dicembre a Beni, nella Repubblica Democratica del Congo, mentre i manifestanti continuano a protestare affinché la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite lasci il Paese. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni locali, 2 persone avrebbero perso la vita in questi recenti scontri. Le forze di sicurezza hanno tentato di impedire con la forza che i dimostranti si avvicinassero al compound dell’ONU, situato all’interno dell’aeroporto di Beni, una delle due basi operative delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo. “Sentiamo ancora forti spari qui e fonti locali stanno confermando la morte di 2 persone, tra cui un ragazzo e una donna”, ha dichiarato Alain Uaykani, corrispondente di Al Jazeera, citando le testimonianze di alcuni funzionari dell’ospedale dove sono stati trasportati i corpi. “Gli abitanti dicono che non si sentono al sicuro e che le Nazioni Unite devono andarsene. Dicono che non smetteranno di protestare fino a quando l’ONU non lascerà quest’area”, ha chiarito Uaykani.

I manifestanti accusano sia le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo sia i membri della missione MONUSCO di non fare abbastanza per fermare gli attacchi dei ribelli ai civili. Le tensioni sono iniziate una settimana fa, il 25 novembre, un giorno dopo l’attacco condotto da alcuni militanti contro un villaggio della città di Beni. In tale occasione, 8 persone erano morte e molte altre erano rimaste ferite. Gli abitanti di Beni, stanchi delle continue incursioni, hanno avviato una serie di proteste contro le forze di sicurezza e il personale della missione di peacekeeping, giudicati incapaci di proteggere i civili e di garantire la sicurezza della regione. Il 25 novembre i manifestanti hanno attaccato diversi edifici dell’ONU e hanno dato fuoco all’ufficio del sindaco, scatenando la risposta delle forze armate. Negli scontri con gli agenti di sicurezza, circa 4 persone sono rimaste uccise. Le proteste si sono diffuse anche a Butembo, 57 km a Sud di Beni, dove un manifestante è stato ucciso, martedì 26 novembre, dopo violenti scontri con le forze di sicurezza. Secondo il sindaco di Butembo Sylvain Kanyamanda, i dimostranti, per lo più giovani, hanno tentato di attaccare alcuni membri del personale delle Nazioni Unite presso il centro di accoglienza di Kikyo. La polizia ha usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento per disperderli. Mercoledì 27 novembre, i manifestanti della città di Goma hanno bloccato la strada principale che porta a Beni e anche qui, come riferito da diverse fonti locali, gli agenti di polizia hanno usato gas lacrimogeni e sparato proiettili veri in segno di avvertimento.

Nel frattempo, i gruppi armati continuano a seminare il terrore nella regione e ad aggravare la sicurezza dell’area, resa ancora più instabile negli ultimi giorni dalle continue manifestazioni. Il 27 novembre, in un villaggio a 30 km da Beni, un attacco perpetrato da un gruppo armato ribelle ha ucciso 19 persone. Si tratta delle Forze Democratiche Alleate, una formazione particolarmente attiva sia nella Repubblica Democratica del Congo sia nella vicina Uganda. L’esercito della Repubblica Democratica del Congo ha iniziato un’offensiva lungo il confine ugandese il 30 ottobre 2019. In questa zona, le FDA sono operative da oltre due decenni. Queste, però, sono solo una delle numerose fazioni armate attive nell’est del Paese a partire dalla fine della guerra, protrattasi dal 1998 al 2003. Alcuni attentati perpetrati dal gruppo sono stati rivendicati dall’Isis, ma i legami tra le formazioni terroristiche non sono ancora del tutto chiari.

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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