Libia: nuovo attacco di Haftar nel Sud Ovest di Tripoli

Pubblicato il 2 dicembre 2019 alle 9:05 in Africa Libia

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Quattordici persone sono morte a causa di un attacco aereo condotto, domenica 1 dicembre, dalle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato da Khalifa Haftar, e da aerei di provenienza emiratina.

In particolare, secondo quanto riferito dal centro media dell’operazione Vulcano di Rabbia, del governo di Tripoli, l’attacco ha interessato un quartiere residenziale nell’area di Al-Swani, nel Sud della capitale. Qui sono stati 9 i bambini e altri 5 civili morti a seguito del bombardamento. Il bilancio include altresì decine di feriti, a detta del portavoce del Ministero della Sanità, Fawzi Onis.

La notizia è stata altresì confermata dal portavoce dell’esercito del governo tripolino, Mohammad Qanunu, il quale ha aggiunto che le proprie forze sono riuscite a respingere gli uomini di Haftar, mentre questi tentavano di proseguire sull’asse di al-Swani. Inoltre, Qanunu ha precisato che l’attacco ha preso di mira infrastrutture civili e che sono stati impiegati droni emiratini, provocando non solo vittime civili ma anche ingenti danni. Anche il Ministero dell’Interno di Tripoli ha condannato l’accaduto, definendolo un crimine di guerra. Lo stesso Haftar è stato definito un “criminale di guerra” e, pertanto, l’intera comunità internazionale è stata esortata ad intervenire e a farsi carico delle proprie responsabilità di fronte ad atti che colpiscono e terrorizzano civili.

Il quotidiano Libya al-Ahrar ha evidenziato come il bombardamento di Al-Swani costituisca l’ennesimo massacro ad opera di Haftar. Uno degli ultimi episodi si è verificato il 28 novembre, dove l’LNA ha condotto un attacco contro il villaggio di Umm al-Aranib, situato a 150 km a Sud del capoluogo di Sabha, nella Libia meridionale. Circa Al-Swani, è stato riferito che si tratta di un’area priva di basi militari o postazioni di sicurezza, evidenziando come Haftar avrebbe preso di mira civili di proposito.

Circa gli ultimi sviluppi dal campo di battaglia, le forze di Tripoli sono riuscite a riguadagnare terreno verso l’area di Assaedia, nel Sud di Tripoli, a seguito di violenti scontri che, a detta di fonti militari, hanno visto altresì l’impiego di elicotteri russi e droni emiratini. Di fronte ad un apparente fallimento via terra, Haftar ha poi condotto raid aerei verso Sirte, presso la fabbrica Fodder. L’attacco non ha riportato vittime ma ha causato ingenti danni materiali alle strutture colpite.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, l’operazione “Dignità”, volta a prendere il controllo della capitale. A questa ha fatto seguito l’operazione “Vulcano di Rabbia” da parte di Tripoli, il 7 aprile. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura della capitale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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