Libano: Aoun fa promesse ma il popolo non si arrende

Pubblicato il 2 dicembre 2019 alle 16:16 in Libano Medio Oriente

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, ha affermato, lunedì 2 dicembre, che il Paese assisterà ad una nuova fase in cui verranno soddisfatte le aspettative dell’intera popolazione.

Le parole sono giunte nel corso di un incontro tra il capo di Stato libanese ed una delegazione dell’Ordine degli avvocati, svoltosi a Beirut. In tale occasione, è stato affermato che la forte mobilitazione popolare, che caratterizza il Paese dal 17 ottobre scorso, ha posto delle “linee rosse” da dover rispettare, ed è ciò che avverrà nella prossima fase. Circa il fenomeno della corruzione, un altro punto centrale per il popolo libanese, Aoun si è detto pronto a garantire la sicurezza dell’intera società, sradicando il problema non solo all’interno della classe politica al potere ma ovunque questo sia presente.

Il presidente libanese ha altresì toccato altri punti, oggetto delle discussioni delle ultime settimane e dei movimenti di contestazione popolare. Per Aoun, è necessario perseguire coloro che danneggiano l’economia del Paese, promuovendo “il peggio” della valuta nazionale, con riferimento al mercato nero. Non da ultimo, il presidente si è detto a favore dell’emendamento di alcune leggi giudiziarie, con cui poter velocizzare i processi.

Nel frattempo, anche nella giornata di lunedì 2 dicembre, la popolazione libanese ha continuato ad occupare le strade del Paese e gli organizzatori dei movimenti di protesta hanno altresì incoraggiato uno sciopero generale, volto a portare ad un’escalation che eserciti maggiori pressioni sul governo. Ciò è accaduto, in particolare a Tripoli, Aakkar e Miniyeh, nel Nord del Libano, dove, oltre ad un blocco dell’intera circolazione, sono state altresì chiuse alcune infrastrutture vitali.

Il giorno precedente, il 1° dicembre, nella capitale Beirut, diversi gruppi di manifestanti si sono riversati nelle strade, alcuni per dimostrare il proprio sostegno verso il presidente Aoun. Tuttavia, le forze di sicurezza e di polizia antisommossa sono state costrette ad intervenire per respingere la folla di manifestanti mentre questa tentava di raggiungere il palazzo presidenziale di Baabda. La popolazione libanese continua a sottolineare la necessità di intraprendere un ciclo di consultazioni che porti alla formazione di un nuovo esecutivo per il Libano.

Le proteste in Libano durano, ormai, da più di sei settimane. I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Inoltre, è stata proposta la formazione di un governo tecnocratico, formato da esperti in grado di attuare le riforme di cui necessita il Paese. Uno dei risultati di tale mobilitazione è rappresentato dalle dimissioni del primo ministro, Saad Hariri, il 29 ottobre. Tuttavia, al momento, il governo non è ancora riuscito a formare un nuovo esecutivo.

La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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