L’Arabia Saudita assume la presidenza del G20

Pubblicato il 2 dicembre 2019 alle 6:30 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita sarà la prima nazione araba ad assumere la presidenza del G20, secondo quanto comunicato dalla stampa saudita, il 1 dicembre. 

La presidenza del G20, che l’Arabia Saudita prende in consegna dal Giappone, prevede che il Regno ospiti i leader mondiali per un vertice globale, previsto per il 21-22 novembre 2020. “Il regno dell’Arabia Saudita assume oggi la presidenza del G20, che porta al vertice di Riad” nel 2020, ha dichiarato l’agenzia di stampa ufficiale saudita, secondo quanto riferisce Al-Jazeera English. “La presidenza saudita del G20 si è impegnata a continuare il lavoro iniziato a Osaka e a promuovere il consenso multilaterale”, si legge ancora. Il principe ereditario, Mohammed bin Salman, ha salutato tale evento come una “opportunità unica” per plasmare il consenso internazionale. 

L’Arabia Saudita ospiterà oltre 100 eventi e conferenze in vista del vertice, comprese riunioni ministeriali. “Quando l’Arabia Saudita assumerà la presidenza del G20, diventerà la prima nazione araba a guidare questo organo intergovernativo”, ha dichiarato Dennis Snower, presidente del think tank Global Solutions Initiative. A proposito della presidenza saudita, alcuni gruppi per la tutela dei diritti hanno esortato gli Stati membri del G20 a esercitare pressioni sul Regno per combattere l’intensificarsi della repressione del dissenso contro attivisti, giornalisti e dissidenti politici. Riad, da parte sua, nega tali accuse. 

Tuttavia, l’Arabia Saudita è stata bersagliata da numerose critiche internazionali per l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, avvenuta all’interno del consolato saudita di Istanbul, il 2 ottobre 2018. Dopo le iniziali smentite, i sauditi hanno finito per incolpare alcuni agenti dell’omicidio. Il pubblico ministero ha dichiarato che l’allora vice capo dell’intelligence aveva ordinato il rimpatrio di Khashoggi, ma il principale negoziatore ha ordinato di ucciderlo, dopo che un colloquio con l’uomo era risultato fallimentare. Secondo il piano, il team avrebbe dovuto trattenere Khashoggi in una casa sicura, fuori Istanbul, per un certo periodo di tempo, ma l’accordo era di rilasciarlo se, alla fine, l’uomo si fosse opposto a tornare in patria. Nonostante ciò, un funzionario saudita ha dichiarato che la situazione è degenerata sin dall’inizio, in quanto il gruppo ha ignorato gli ordini e ha utilizzato la violenza, trattenendo Khashoggi per il collo, coprendogli la bocca per evitare che urlasse e provocando così la sua morte. 

L’Arabia Saudita ha affermato che l’omicidio è stato portato a termine da una squadra di quindici agenti sauditi, ma sostiene che si sia trattato di un’operazione “canaglia” e che la leadership del Regno, in realtà, non fosse stata messa al corrente di tale iniziativa. A novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi a Instanbul era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. Gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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