Kosovo: Germania non ritira le truppe per contenere Cina e Russia

Pubblicato il 2 dicembre 2019 alle 17:37 in Germania Kosovo

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro della Difesa tedesco, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha dichiarato che la Germania non ritirerà i propri soldati dal Kosovo perché questo comporterebbe l’aumento dell’influenza di Cina e Russia nella regione.

È quanto rivelato, lunedì 2 febbraio, dall’agenzia stampa del Kosovo, RTK, la quale ha altresì specificato che le parole di Kramp-Karrenbauer sono giunte in occasione della visita ufficiale del ministro tedesco a Pristina, dove ha avuto modo di incontrare il nuovo comandante della missione NATO in Kosovo, la KFOR, il generale Michele Risi.

Nel corso della sua visita, il ministro della Germania ha altresì dichiarato di ritenere necessario che i risultati raggiunti dai militari attivi in Kosovo negli ultimi 20 anni non vengano minacciati o compromessi, data la fragilità che persiste nella regione.

L’importanza della stabilità del Kosovo è anche stata ribadita dall’Unione Europea. Nello specifico, Peter Stano, il portavoce del nuovo Alto rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza Comune dell’UE, Josep Borrell, ha dichiarato che Pristina sarà una delle priorità dell’agenda del nuovo Alto rappresentante.

Da parte sua, Borrell, in carica dal 1 dicembre, ha ribadito l’importanza del tema, sottolineando inoltre che non si lascerà influenzare dalla posizione del proprio Paese, la Spagna, sul Kosovo, il quale non è ancora riconosciuto da Madrid, dove Borrell è stato ministro degli Esteri.

A conferma di ciò, Borrel ha annunciato di avere intenzione di recarsi in Kosovo in visita ufficiale non appena Pristina avrà un governo. Il nuovo Alto rappresentante, inoltre, andrà anche a Belgrado, al fine di esporre ad ambo le parti il nuovo piano che l’UE intende mettere in pratica per risolvere la questione kosovara e i problemi della regione balcanica, i quali, a detta del nuovo vicepresidente della Commissione europea, sono “una delle priorità” del nuovo esecutivo di Ursula von der Leyen.

Le relazioni tra Pristina e Belgrado sono in stallo da un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.  Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

Il riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia è stato posto dall’UE quale condizione per entrare a far parte del blocco comunitario, il che rappresenta una delle aspirazioni di Belgrado. Per quanto riguarda la posizione dell’Europa, lo scorso 2 settembre, l’allora Alto rappresentante, Federica Mogherini, aveva dichiarato che l’ingresso dei Paesi dei Balcani nell’Unione era necessario, posizione condivisa anche dall’allora presidente eletta della Commissione, Ursula von der Leyen. Tuttavia, lo scorso 18 ottobre, Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Tale veto ha causato lo scontento della regione e dei suoi principali alleati, i quali temono l’avvicinamento di Russia e Cina, intenzionate a proporsi quale alternativa a Bruxelles.

Il 12 novembre, però, a meno di un mese dal veto posto all’allargamento dell’UE, Macron aveva organizzato un incontro tra il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, e il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic. Sebbene entrambi i presidenti non abbiano annunciato grandi progressi, entrambi avevano sottolineato come il vertice fosse un segnale della volontà dell’Europa di impegnarsi maggiormente per la questione. Poco dopo, il 25 novembre, l’agenzia stampa serba Tanjug, ripresa da B92, aveva rivelato l’intenzione di Bruxelles di nominare un inviato speciale dell’Unione Europea per i Balcani occidentali, al fine di contenere l’influenza nella regione degli Stati Uniti, i quali hanno già nominato due inviati speciali.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.