Pressione sul governo di Malta per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia

Pubblicato il 1 dicembre 2019 alle 14:50 in Europa Malta

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Cresce la pressione sul premier di Malta, Joseph Muscat, a causa di legami con un magnate dell’isola, accusato di essere coinvolto nella morte della giornalista investigativa, Daphne Caruana Galizia. 

I pubblici ministeri di Malta, il 30 novembre, hanno accusato un importante uomo d’affari di coinvolgimento nell’omicidio della giornalista investigativa, Daphne Caruana Galizia, uccisa il 16 ottobre 2017 da un attentato dinamitardo. La donna stava facendo ricerche su gravi e diffusi casi di corruzione nell’isola. Yorgen Fenech, 38 anni, uno dei magnati più ricchi di Malta, si è dichiarato non colpevole per l’accusa di complicità nell’omicidio della giornalista. L’uomo era già stato arrestato il 20 novembre ed è stato portato in tribunale sotto una pesante scorta di polizia armata, il 30 novembre.

I presunti legami di Fenech con ministri e alti funzionari di Malta hanno gettato il governo di Muscat in una profonda crisi politica. Secondo Al-Jazeera English, fonti ufficiali hanno riferito che il premier dovrebbe rilasciare una dichiarazione che annuncia le sue dimissioni in un discorso televisivo, domenica 1 dicembre. I media maltesi avevano dichiarato, nelle scorse settimane, che Muscat avrebbe fatto un passo indietro se fossero state presentate accuse contro Fenech. “I manifestanti chiedono che le sue dimissioni siano immediate”, ha riferito ad Al-Jazeera Albert Galea, giornalista del Malta Independent. “Sin dall’arresto di Fenech ci sono state 5 proteste e ogni volta che la folla diventa sempre più grande e tutti chiedono la stessa cosa, le dimissioni immediate”, ha aggiunto. 

Durante l’udienza del 30 novembre, il magnate maltese era vestito con un abito grigio e indossava occhiali scuri. Si è alzato per ascoltare le accuse, in un’aula silenziosa, in cui erano presenti i tre figli di Caruana Galizia, suo marito Peter, i suoi genitori, Michael e Rose Vella, e le sue sorelle. Fenech non ha presentato domanda di libertà su cauzione, ma ha sottolineato il coinvolgimento nei fatti dell’ex capo dello staff di Muscat, Keith Schembri, che è stato arrestato il 26 novembre. Tuttavia, l’uomo era stato poi rilasciato senza accuse 2 giorni dopo. Il 29 novembre, Fenech aveva parlato con i giornalisti e aveva dichiarato che la “verità verrà fuori” e, nei documenti giudiziari, ha chiarito che intende coinvolgere altri membri chiave del governo di Muscat, sia nel complotto per omicidio che in altre accuse di corruzione.

Immediatamente dopo l’udienza, la famiglia di Caruana Galizia ha esortato le autorità a continuare a indagare su chi altro fosse coinvolto nell’omicidio. La famiglia ha dichiarato: “Ora ci aspettiamo che il primo ministro lasci l’incarico e il Parlamento, con effetto immediato per consentire un’indagine libera e completa sul ruolo suo e di Keith Schembri nell’assassinio di Daphne”. Caruana Galizia, poco prima della sua morte, aveva denunciato che la corruzione nel Paese si era diffusa ovunque, nei circoli politici ed economici. Il governo accusato era proprio quello di Muscat, che è  al potere nell’isola dal 2013, dopo aver vinto 2 elezioni generali di fila, l’ultima tenutasi il 3 giugno 2017. Il suo partito laburista dovrebbe tenere un’elezione per il ricambio della propria leadership a gennaio 2020. Schembri, amico intimo e braccio destro di Muscat, e l’ex ministro del turismo, Konrad Mizzi, si sono dimessi entrambi, martedì 26 novembre.

Daphne Caruana Galizia, 53 anni, è stata uccisa da un’attacco con autobomba mentre usciva dalla propria casa, a Bidnija, a 11 chilometri da La Valletta. Appena mezz’ora prima aveva scritto sul suo blog che Schembri era “un imbroglione”. Gli investigatori hanno successivamente riferito a un tribunale che la bomba con cui è stata uccisa la donna era stata preparata in uno yacht al largo del porto di La Valletta. Le reazioni di solidarietà verso la giornalista, madre di tre figli, sono arrivate da tutto il mondo. Lo shock per il simile trattamento riservato ad una giornalista investigativa in un Paese come Malta non è quantificabile. Rimane in tutto il mondo l’attesa per i futuri risvolti della questione. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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