Oxfam, Yemen: gli ultimi dati sulle vittime della guerra e la complicità dell’Italia

Pubblicato il 1 dicembre 2019 alle 6:57 in Medio Oriente Yemen

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Il nuovo rapport di Oxfam ha reso noto che il numero delle vittime civili in Yemen cresce in continuazione, con oltre 3 morti al giorno nel 2019 e un aumento di circa il 25% negli ultimi 3 mesi. Dall’inizio del conflitto, il 19 marzo 2015, i civili uccisi sono stati circa 12.000, di cui 8.000 morti a causa delle bombe lanciate dall’Arabia Saudita e in gran parte fabbricate con il contributo di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Iran e perfino Italia. L’organizzazione ha dichiarato che, in oltre 1/3 dei casi, i bombardamenti hanno ucciso donne e bambini considerati come “danni collaterali” del conflitto. Numerosi sono stati anche gli attacchi sui campi profughi, sulle aree abitate, sulle scuole e sugli ospedali. Da inizio 2019 ad oggi, le vittime civili registrate sono state più di 1.100. Secondo l’organizzazione umanitaria, l’export mondiale di armi e l’utilizzo di bombe made in Europe o made in the US comporta la complicità degli Stati occidentali, inclusa l’Italia, nella tragica situazione dello Yemen.

Il 22 ottobre, una fonte aveva rivelato ad Al-Jazeera che l’Arabia Saudita aveva intrapreso negoziati con i ribelli Houthi al fine di porre una tregua militare al conflitto. Nello specifico, a detta della fonte, è stato istituito un comitato politico e militare composto sia da sauditi sia da Houthi, i quali cercheranno misure volte a porre fine ai combattimenti al confine e agli attacchi aerei da ambe le parti.  Tale mossa segue alcune iniziative e segnali di distensione che hanno mostrato il desiderio di una tregua per la regione. Da un lato, i ribelli sciiti, nel mese di settembre, avevano dichiarato di interrompere, unilateralmente, gli attacchi aerei contro i territori sauditi in cambio di un freno alle operazioni da parte della coalizione saudita-emiratina. Dall’altro lato, il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, di fronte a tale dichiarazione, aveva espresso la propria speranza verso l’apertura di un dialogo politico.

I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, del 31 ottobre 2019, dal 2015 ad oggi sono state più di 100.000 le vittime del conflitto, tra cui circa 12.000 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di morti. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

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Chiara Gentili

di Redazione

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