Hong Kong: manifestazioni di gratitudine presso il consolato USA

Pubblicato il 1 dicembre 2019 alle 12:24 in Hong Kong USA e Canada

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La polizia ha usato nuovamente gas lacrimogeni e spray al peperoncino contro la folla a Hong Kong, durante le proteste di domenica 1 dicembre, mentre migliaia di manifestanti si sono recati di fronte al consolato statunitense.

La città è stata bloccata da tre diversi raduni e uno di questi era stato organizzato per mostrare “gratitudine” agli Stati Uniti, per il sostegno al movimento antigovernativo. Secondo quanto riferisce Al-Jazeera English, centinaia di persone, tra cui molti anziani, hanno sventolato bandiere statunitensi mentre marciavano verso il consolato USA in segno di riconoscenza per l’approvazione del “Hong Kong Human Rights and Democracy Act”. La legge richiede al Dipartimento di Stato USA di certificare, almeno una volta l’anno, che Hong Kong abbia un livello sufficiente di autonomia e prevede sanzioni contro i funzionari responsabili delle violazioni dei diritti umani. 

Alcuni dei manifestanti indossavano cappelli e magliette con il logo di Trump e altri reggevano uno striscione raffigurante il presidente degli Stati Uniti in piedi, a cavallo di un carro armato, con una bandiera degli Stati Uniti come sfondo. Un altro striscione recitava: “Presidente Trump, per favore, libera Hong Kong”. “Grazie, presidente Trump, per il tuo grande dono a Hong Kong e Dio benedica l’America”, ha gridato un manifestante con un microfono mentre si rivolgeva alla folla, all’inizio della marcia.

La decisione statunitense di approvare l’ “Hong Kong Human Rights and Democracy Act” ha fatto infuriare la Cina. Al momento della sua approvazione in Senato, il quotidiano statale “People’s Daily” aveva descritto la misura come “un pezzo di carta straccia” e una “grave provocazione contro l’intero popolo cinese” in un editoriale, pubblicato il 21 novembre. “Se gli americani vanno per la propria strada, la Cina prenderà misure efficaci per contrastarli risolutamente e tutte le conseguenze devono essere interamente sostenute dagli Stati Uniti”, si leggeva nell’editoriale. Questo clima rischia seriamente di minare i colloqui commerciali in corso tra Washington e Pechino per la fine della guerra commerciale. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica, ma i rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione, prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche. Tale documento definisce l’organizzazione di Hong Kong come una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese e sarà in vigore fino al 2047. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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