Esercito israeliano uccide un giovane palestinese

Pubblicato il 1 dicembre 2019 alle 9:41 in Israele Palestina

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Le forze armate israeliane hanno causato la morte di un ragazzo palestinese di 18 anni a Beit Awwa, una città palestinese a circa 22 chilometri da Hebron, in Cisgiordania.

Il suo nome era Badawi Masalmeh, secondo quanto riferito dalle autorità palestinesi, che hanno aggiunto che i soldati israeliani hanno preso in custodia il corpo del ragazzo, dopo la sua morte, avvenuta sabato 30 novembre. L’esercito israeliano, da parte sua, ha affermato che l’esercito aveva individuato 3 persone che lanciavano ordigni artigianali contro veicoli israeliani e hanno sparato contro di loro. Gli altri due sono stati arrestati sul posto, vicino all’ingresso di un insediamento israeliano alla periferia di Hebron.

Secondo i resoconti dei media locali, i medici sono stati tenuti lontani dal luogo dell’incidente. Tale evento arriva giorni dopo che migliaia di palestinesi hanno manifestato in Cisgiordania contro il recente annuncio da parte degli Stati Uniti di considerare legali gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi. Tale decisione è stata annunciata dal segretario di Stato USA, Mike Pompeo, il 18 novembre. Secondo quanto riferisce il New York Times si tratta dell’ultimo “regalo politico” dell’amministrazione Trump al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. La mossa statunitense arriva, infatti, in un momento di particolare instabilità politica in Israele, in cui si andrà alle terze elezioni in un anno, a causa dell’impossibilità di formare un governo. 

In passato gli Stati Uniti hanno definito gli insediamenti israeliani in Cisgiordania come illegittimi. Il documento ufficiale a sancire tale posizione è un parere legale del 1978, rilasciato dal Dipartimento di Stato USA, che concludeva che gli insediamenti erano incompatibili con il diritto internazionale. Nel cambiare totalmente questa posizione, Pompeo ha dichiarato che tale sentenza “non ha fatto avanzare la causa della pace”. A poche ore dall’annuncio, il Dipartimento di Stato USA ha emesso un comunicato per i cittadini statunitensi che intendono recarsi a Gerusalemme, in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza, avvertendoli del pericolo di eventuali ritorsioni. Da parte sua, Netanyahu ha elogiato la decisione e ha affermato che questa rifletteva “verità storica, cioè che il popolo ebraico non è un colonialista straniero in Giudea e Samaria”. Il premier israeliano ha utilizzato, anche in questa occasione, i nomi biblici della regione per fare riferimento alla Cisgiordania. 

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare da parte di Israele ed è quindi soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. Questo conflitto aveva visto la vittoria schiacciante di Israele, che da allora controlla i confini della Cisgiordania e la maggioranza del territorio in cui vive la popolazione palestinese. Nonostante ciò, Israele rifiuta la definizione dei territori palestinesi come occupati e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, in riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale futura annessione dei territori.

Al momento, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, che sanciscono che la Cisgiordania è divisa in 3 settori amministrativi: le aree A, B e C. L’area A è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese e rappresenta circa il 18% della Cisgiordania. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina ed è circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, sotto il pieno controllo israeliano, ammonta al 61% della Cisgiordania. La questione degli insediamenti viene considerata uno dei principali ostacoli al raggiungimento un accordo di pace tra Israele e il popolo palestinese. Da parte sua, anche la comunità internazionale considera gli insediamenti illegali e una violazione della quarta Convenzione di Ginevra, secondo la quale è vietato che una potenza occupante trasferisca parte della propria popolazione in un territorio occupato. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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