Mali: ISIS rivendica incidente tra elicotteri francesi, ma Parigi nega

Pubblicato il 30 novembre 2019 alle 6:32 in Francia Mali

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Un gruppo jihadista africano, affiliato allo Stato Islamico, ha rivendicato la responsabilità dell’incidente aereo che ha ucciso, il 25 novembre, 13 soldati francesi in Mali. Si tratta del cosiddetto ISIS in the Greater Sahara ma nessuna prova effettiva ha dimostrato il coinvolgimento dell’organizzazione nella collisione tra i due elicotteri francesi. In particolare, il capo di stato maggiore di Parigi, il generale Francois Lecointre, durante una trasmissione radiofonica andata in onda venerdì 29 novembre, ha fermamente respinto la rivendicazione e ha affermato che nessun colpo è stato sparato contro i velivoli. Lecointre ha inoltre dichiarato che la causa dell’incidente, avvenuto lunedì notte nel cielo della nazione africana, è con tutta probabilità da ricercarsi nel complesso coordinamento delle operazioni militari antiterroristiche. Il capo di stato maggiore ha chiarito che le scatole nere dei due elicotteri aiuteranno a capire meglio la dinamica del caso e forniranno maggiori dettagli sull’accaduto. I due registratori di volo sono stati ritrovati il 27 novembre e sono stati consegnati alle autorità competenti per essere analizzati, ha riferito il portavoce dell’esercito, il colonnello Frederic Barbry.

L’incidente aereo è avvenuto durante un’operazione di inseguimento di alcuni militanti jihadisti. Mentre i ribelli fuggivano su un furgone e sulle loro motociclette, nel cielo un elicottero d’attacco Tiger è entrato in collisione con un elicottero Cougar da trasporto militare, uccidendo tutti e 13 i soldati francesi a bordo. Il colonnello Barbry ha affermato che ancora nessuna spiegazione ufficiale è stata fornita sulla causa dell’incidente ma il team di investigazione, appositamente istituito, sta lavorando assiduamente per determinare la dinamica dell’accaduto. Le condizioni di volo al momento della collisione erano “particolarmente difficili” perché era notte fonda e non c’era la luce della luna, ha specificato il colonnello.

Sono circa 40 i soldati francesi che hanno perso la vita in Mali da quando Parigi ha lanciato un’operazione militare nel Nord del Paese, nel 2013. L’ex potenza coloniale ha inviato le sue truppe dopo che i militanti islamisti avevano preso il controllo della città di Timbuktu e minacciato di avanzare verso il centro del Paese, nel 2012. L’operazione francese nel Sahel è ad oggi una delle maggiori missioni militari oltremare. Al momento, sono più di 4.500 i soldati francesi impegnati a contrastare la minaccia islamista nella regione, dove militanti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico diffondono violenza e il terrore.

La forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 è conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel.

Le autorità di Bamako si servono soprattutto dell’aiuto della missione dell’Onu, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e delle forze francesi stanziate nel Paese per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici. Nell’ambito della MINUSMA, le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito. Si tratta della missione più pericolosa tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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