Iran: 8 persone legate alla CIA arrestate per coinvolgimento nelle proteste

Pubblicato il 30 novembre 2019 alle 7:11 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli agenti di sicurezza iraniani hanno arrestato almeno 8 persone legate alla CIA durante l’ondata di proteste scoppiate contro il regime di Teheran. “Questi elementi avevano ricevuto addestramento finanziato dalla CIA in vari Paesi sotto la copertura di aspiranti giornalisti”, ha affermato il Ministero dell’intelligence iraniano. “6 sono stati arrestati mentre partecipavano ai disordini ed eseguivano gli ordini della CIA, altri 2 mentre cercavano di inviare informazioni all’estero”, ha aggiunto. Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, nelle sue dichiarazioni, ha descritto le violenze che coinvolgono il Paese da circa 2 settimane come “il prodotto di una cospirazione molto pericolosa”. Secondo Khamenei, dietro alle proteste ci sarebbe un’organizzazione che finanzia, con una notevole quantità di denaro, la distruzione del popolo iraniano.

Il governo di Teheran non ha ancora fornito stime ufficiali sui morti e sui feriti delle proteste ma l’organizzazione per la difesa dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che le vittime dovrebbero essere circa 143.  Le autorità iraniane smentiscono la cifra ma non hanno fornito prove effettive per confutarla. Un’altra ONG umanitaria, Human Rights Watch, ha accusato Teheran di “nascondere deliberatamente” la portata della repressione che le forze di sicurezza stanno attuando contro i manifestanti. Pertanto, HRW ha chiesto al governo di “annunciare immediatamente il numero di morti, arresti e detenzioni arbitrarie e di permettere un’indagine indipendente sui presunti abusi commessi”.

La forte ondata di mobilitazione popolare in Iran ha avuto inizio il 15 novembre scorso e fa seguito alla decisione governativa, annunciata a sorpresa poco prima dello scoppio delle proteste, di imporre forti rincari sui prezzi del petrolio. L’obiettivo di Teheran è razionare le scorte del Paese, la cui economia è stata colpita dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Sono circa cento le città e le regioni irachene che hanno assistito a proteste, a cui hanno partecipato decine di migliaia di manifestanti. In un discorso tenuto durante una riunione governativa, volta a definire i dettagli della decisione relativa all’aumento dei prezzi di carburante, il presidente, Hassan Rouhani, ha affermato che il governo aveva avanti a sé tre opzioni per affrontare la difficile situazione economica del Paese. La prima, aumentare le tasse, la seconda, esportare petrolio e la terza, aumentare i prezzi della benzina. La scelta è ricaduta sulla terza opzione. Nello specifico, il rincaro dei prezzi è pari al 50% per i primi 60 litri, e ammonta al 300% su qualsiasi soglia superiore.  L’economia iraniana è stata colpita, a partire da maggio 2018, da nuove ondate di sanzioni volute dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, dopo che gli Stati Uniti si sono unilateralmente ritirati dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehension Plan of Action (JCPOA), l’8 maggio 2018.

A partire dal 16 novembre, l’Iran ha chiuso Internet in tutto il Paese, limitando le comunicazioni con il mondo esterno. Ciò ha reso incredibilmente difficile determinare la portata e l’intensità delle proteste. Mentre Internet a casa e in ufficio è stato ripristinato, l’accesso sui telefoni cellulari rimane difficoltoso.

Dal canto suo, l’Unione Europea ha invitato le forze di sicurezza iraniane ad esercitare la massima moderazione nell’affrontare le proteste. In una dichiarazione, l’UE ha condannato l’uso della violenza e ha chiesto che i manifestanti possano manifestare pacificamente, garantendo loro la libertà di espressione e il diritto di riunirsi. Per l’Europa, è necessario fare fronte alle sfide sociali ed economiche del Paese attraverso un dialogo inclusivo e non attraverso la violenza.

La nuova ondata di mobilitazione degli ultimi giorni rappresenta un pericolo politico per il presidente Rouhani, alla luce delle elezioni previste per febbraio 2020, e dimostra il malcontento della popolazione, pari a circa 80 milioni, che ha visto i propri risparmi esaurirsi e scarse opportunità di lavoro. Anche nel mese di gennaio 2018 l’Iran era stato interessato da una violenta ondata di mobilitazione popolare, come reazione alle condizioni di vita precarie, alla corruzione dilagante e all’aumento dei prezzi di benzina e risorse alimentari. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.