Uruguay: Lacalle presidente

Pubblicato il 29 novembre 2019 alle 11:01 in America Latina Uruguay

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Luis Lacalle Pou è il nuovo presidente dell’Uruguay. Si insedierà il 1 marzo 2020. La commissione elettorale centrale del paese sudamericano non ha ancora terminato di contare i voti contestati e i voti osservati (cioè quelli emessi in sezioni elettorali diverse da quelle di residenza), ma il candidato del Partito Nazionale ha ottenuto un numero di voti tali da garantirgli un vantaggio che l’avversario, Daniel Martínez, non può più rimontare neanche se ottenesse tutti i voti che rimangono da calcolare. L’ufficialità è arrivata poco dopo mezzogiorno di giovedì 28 novembre, ora di Montevideo: dopo 15 anni l’Uruguay svolta a destra.

Dopo 30 anni, il Partito Nazionale vince nuovamente le elezioni con un presidente figlio di presidente: Luis Alberto Alejandro Aparicio Lacalle Pou, 46 anni, figlio di Alberto Lacalle de Herrera, alla guida del paese tra il 1990 e il 1995, subentra al socialista Tabaré Vázquez.  Il risultato delle elezioni interrompe una serie di tre mandati consecutivi in cui la sinistra ha governato il paese: saranno 15 anni di Frente Amplio al potere quando Vázquez lascerà la presidenza il prossimo marzo.

Al ballottaggio di domenica 24 novembre, Lacalle aveva ottenuto il 48,71% dei voti, contro il 47,51% di Daniel Martínez, del Frente Amplio. Un margine di poco meno di 29 mila voti che impediva la proclamazione di un vincitore, a causa degli oltre 35.000 voti osservati, che si calcolano solo dopo opportuni controlli nella sezione di residenza dell’elettore, e di circa 53.000 voti annullati. Quando mancano da controllare circa 20.000 voti, Lacalle è in testa sia nell’assegnazione di voti annullati che di voti osservati, ampliando il suo vantaggio su Martínez. Il risultato definitivo sarà pubblicato sabato 30 novembre, secondo dati della Commissione elettorale, ma il candidato del Frente Amplio ha ammesso la sconfitta, chiamato Lacalle per complimentarsi e ha annunciato che oggi, venerdì 29 novembre, si riuniranno per commentare il risultato e discutere delle sfide che aspettano un paese elettoralmente spaccato a metà.

Il Partito Nazionale (PN) dell’Uruguay è una delle formazioni politiche più antiche dell’America Latina, fondato nel 1836 da Manuel Oribe, presidente del paese tra il 1835 e il 1839. Torna al potere alla guida di una coalizione chiamata “Multicolore”, formata dopo il primo turno da cinque formazioni di centro-destra e destra. Oltre al PN, vi prendono parte il Partido Colorado, l’altra storica formazione del paese, di centro-destra liberale, che dovrebbe esprimere il ministro degli Esteri nel nuovo governo, Cabildo Abierto, formazione di destra radicale guidata dall’ex capo di stato maggiore Guido Manini Ríos, e due formazioni minori: il Partito popolare e il Partito indipendente. È la prima volta nella storia del paese che l’Uruguay avrà un governo di coalizione di destra. In passato sia il PN sia il Partido Colorado avevano governato in autonomia.

Vicepresidente del paese sarà per la seconda volta nella storia una donna, Beatriz Agrimón, succede a Lucía Topolanski. Agrimón è la prima donna eletta a tale carica, Lucía Topolansky aveva assunto la vicepresidenza in sostituzione del dimissionario Raúl Sendic nel 2017 su nomina del Senato. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.