Trump in Afghanistan, ma rimangono le tensioni col Pentagono

Pubblicato il 29 novembre 2019 alle 12:40 in Afghanistan USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è recato in Afghanistan per una visita a sorpresa alle truppe statunitensi, il 28 novembre, e ha ribadito che i colloqui di pace con i talebani sono ripresi. Intanto, il clima rimane teso tra Casa Bianca e Pentagono. 

Si è trattato del primo viaggio del presidente in Afghanistan e della sua seconda visita alle truppe statunitensi stanziate in una zona di guerra. La prima risale al 26 dicembre 2018, quando Trump si è presentato a sorpresa in Iraq. Ci sono circa 12.000 truppe statunitensi attualmente in servizio in Afghanistan e la visita del 29 novembre è coincisa con il giorno del Ringraziamento, festa nazionale negli Stati Uniti. Parlando dalla base aerea di Bagram, Trump ha riferito alle truppe che “i talebani vogliono fare un accordo. Vedremo se lo vogliono fare. Deve essere un vero affare, vedremo. Ma vogliono fare un accordo”.

In occasione della visita, Trump ha anche tenuto un incontro bilaterale con il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani. A seguito di tale colloquio, Ghani ha scritto un post su Twitter in cui ha dichiarato: “Entrambe le parti hanno sottolineato che se i talebani sono sinceri nel loro impegno per raggiungere un accordo di pace, devono accettare un cessate il fuoco. Abbiamo anche sottolineato che, affinché la pace duri, i paradisi sicuri dei terroristi al di fuori dell’Afghanistan devono essere smantellati”. Prima di tornare negli Stati Uniti, Trump ha servito i pasti del Ringraziamento ad alcuni membri dell’esercito di stanza alla base. In tale contesto, il generale Mark Milley, capo dello Stato Maggiore congiunto statunitense, il 27 novembre, ha dichiarato ai giornalisti che viaggiavano con lui verso l’Afghanistan, che le prospettive di porre fine alla guerra nel Paese sono più alte di quanto abbia mai visto prima. “Penso che le possibilità di un risultato positivo attraverso i negoziati siano più alte di quanto abbia mai visto e sono stato profondamente coinvolto in Afghanistan per 18 anni”, ha dichiarato. “Con un po ‘di fortuna, avremo negoziati di successo a breve termine, non troppo lontano futuro”, ha aggiunto.

La visita del giorno di Ringraziamento arriva poco dopo una controversa decisione di Trump che ha creato discordia tra la Casa Bianca e le alte sfere militari. Il Segretario alla Marina statunitense, Richard Spencer, è stato licenziato dal capo del Pentagono, Mark Esper, il 24 novembre. La ragione è che Spencer aveva scavalcato il Pentagono e si era rivolto direttamente a Trump per il caso di Edward Gallagher. Gallagher è membro delle forze speciali della Marina statunitense che si era fatto fotografare di fronte al corpo di un terrorista minorenne, un’azione vietata dal regolamento militare. Per tale ragione, Gallagher era stato retrocesso, ma grazie all’intervento di Spencer, la decisione è stata contestata ed annullata da Trump. A seguito del proprio licenziamento, Spencer aveva poi denunciato il coinvolgimento del presidente USA nel caso Gallagher, definendo le sue azioni “scioccanti e senza precedenti”. “Il presidente ha ben poca comprensione di cosa significhi essere nell’esercito, combattere eticamente o essere governati da un insieme uniforme di regole e pratiche”, ha scritto. Anche il Pentagono ha reagito con sgomento. Un ufficiale militare di lunga data ha dichiarato che “esiste un problema morale”, e altri hanno affermato di essere disturbati dal comportamento del Presidente. Il 26 novembre, Trump si era difeso sulla questione dichiarando che aveva dovuto prendere provvedimenti di fronte all’opposizione interna di quello che ha definito lo “Stato profondo”. 

Intanto, anche la situazione in Afghanistan è estremamente tesa. Almeno 13 soldati afgani sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti in un attacco talebano contro una base militare nella provincia di Kunduz, la sera del 19 novembre. L’assalto aveva intaccato le speranze di instaurare un dialogo con i talebani, a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo militante, in cambio di 10 forze di sicurezza afghane e 2 professori, un americano e un australiano. Anche lo scambio è avvenuto 19 novembre. In tale contesto, il governo afghano ha imposto la fine delle ostilità come condizione preliminare a qualsiasi colloquio. Ghani, che ha definito lo scambio di prigionieri una decisione “difficile ma importante”, ha aggiunto che il rilascio degli ostaggi occidentali è stato proposto dai talebani come dimostrazione di buona fede prima di qualsiasi negoziato di pace. La liberazione degli ostaggi è stata mediata. in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad.

Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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