Libia: l’Egitto critica l’intesa con la Turchia, gli Emirati inviano aiuti

Pubblicato il 29 novembre 2019 alle 10:18 in Egitto Libia

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Il Ministero degli Esteri egiziano ha criticato i memorandum d’intesa firmati tra il governo tripolino e la Turchia il 27 novembre scorso.

Questi, raggiunti a margine di colloqui svoltisi a Istanbul, riguardano principalmente il settore marittimo e la cooperazione in materia di sicurezza. A firmarli, il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

In una dichiarazione del 28 novembre, dal Ministero degli Esteri egiziano è arrivata una condanna soprattutto per l’intesa raggiunta circa la definizione delle aree marittime di competenza di Libia e Turchia nel Mar Mediterraneo. A detta del portavoce del Ministero egiziano, Ahmed Hafez, si tratta di un accordo privo di effetti legali. In particolare, ciò deriva dal fatto che, in base agli accordi di Skhirat raggiunti nel dicembre 2015, il premier al-Sarraj non ha il potere ed il diritto di stabilire quanto stipulato.

Nello specifico, il primo ministro non può firmare o modificare accordi a livello internazionale da solo, senza il consenso di tutti gli altri membri del governo. Inoltre, siccome il governo tripolino, di Accordo Nazionale, attualmente manca di rappresentanti di alcune regioni libiche, è da considerarsi un esecutivo ad interim, con poteri limitati. Pertanto, l’accordo tra al-Sarraj e Erdogan, a detta del Ministero egiziano, non è da ritenersi vincolante e non influirà sulle dinamiche di controllo marittimo nell’Est del Mediterraneo. Non da ultimo, Il Cairo ha esortato l’intera comunità internazionale ad intervenire, temendo che tale intesa potrebbe minare la futura conferenza di Berlino.

Parallelamente, fonti egiziane hanno rivelato al quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed che gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno inviato un enorme carico di armi all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Tali armamenti, accompagnati altresì da personale militare, sono passati per il confine egiziano il 10 novembre scorso. È stato specificato che il carico comprende armamenti di diverso tipo, tra cui aerei cargo militari, droni, missili antiaereo e dispositivi per le operazioni di ricognizione notturne. Membri delle milizie emiratine hanno poi raggiunto i territori libici con l’obiettivo di gestire aspetti di tipo logistico e le attività relative all’impiego di droni.

A detta delle fonti, si tratta di un’iniziativa volta a far fronte alle perdite subite nelle ultime settimane dall’esercito e dagli alleati di Haftar e ad equiparare le proprie forze a quelle della controparte, l’esercito del governo tripolino.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Egitto ed Emirati sono stati più volte considerati tra i principali sostenitori di Haftar nell’ambito dell’operazione contro la capitale Tripoli, attraverso la fornitura di veicoli da guerra aerei e armi di alta qualità. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, è un simpatizzante dell’uomo forte di Tobruk e ha spesso elogiato gli sforzi del generale, volti a respingere le “milizie estremiste”. Haftar è considerato dall’Egitto come un baluardo contro la minaccia islamista, soprattutto a seguito della sua missione nel Sud della Libia.

Abu Dhabi ed Il Cairo sono poi tra i 6 Paesi firmatari di una dichiarazione congiunta, rilasciata lo scorso 16 luglio, in cui è stata richiesta la fine immediata del conflitto in Libia e la cessazione delle ostilità a Tripoli, condannando ogni tentativo dei gruppi terroristici di approfittare del vuoto di potere nel Paese per prolungare i combattimenti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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