Libia: nuovo attacco di Haftar nel Sud della Libia, morti anche bambini

Pubblicato il 29 novembre 2019 alle 13:21 in Africa Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, hanno condotto un attacco aereo, nella serata del 28 novembre, contro il villaggio di Umm al-Aranib, situato a 150 km a Sud del capoluogo di Sabha, nella Libia meridionale.

L’Operazione Vulcano di Rabbia, del governo tripolino, ha riportato, tramite il quotidiano Libya al-Ahrar, che un’intera famiglia è stata uccisa a seguito dell’attacco, tra cui bambini e due migranti che lavoravano nella zona. Secondo quanto riferito, si è trattato di tre raid aerei condotti per mezzo di droni di provenienza emiratina. La medesima fonte ha affermato che l’obiettivo colpito è stato un deposito di acqua potabile, situato in un’area densamente popolata, altresì sede di un progetto di un’azienda cinese.

Al-Jazeera ha poi riferito della morte di due civili appartenenti alla tribù Tebu. A detta di fonti locali, tra i morti vi sono 7 bambini di età compresa tra i 7 ed i 15 anni, come mostrato altresì da video pubblicati su Facebook da attivisti della suddetta tribù. La maggior parte dei residenti dell’area, ha specificato la fonte, è costituita da sfollati provenienti da altre zone del Paese.

In tale cornice, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha affermato, sempre il 28 novembre, che le proprie forze hanno condotto un attacco aereo contro “il progetto agricolo di Maknusa”, nell’area di Awbari, nei pressi di Sabha. A detta del portavoce, sono stati circa 25 i veicoli militari distrutti, oltre a diverse munizioni, e sono stati altresì uccisi decine di “elementi terroristici”.

L’offensiva giunge a seguito dell’episodio del 27 novembre, quando aerei da guerra di Haftar hanno condotto attacchi pianificati sul giacimento petrolifero di El Feel, situato nei pressi di Sabha, a circa 650 chilometri da Tripoli. Questo si è verificato dopo che le forze della zona militare di Sabha, affiliate a quelle del Consiglio presidenziale di Tripoli, hanno preso il controllo del campo e cacciato dall’area le forze pro-Haftar.

In un primo momento, la compagnia petrolifera nazionale libica (NOC) aveva deciso di interrompere la produzione del giacimento, ma, successivamente, le attività sono riprese, nonostante qualche danno riportato alle strutture. Gli scontri nel campo hanno riacceso il conflitto sul controllo della produzione di petrolio nella Libia sudoccidentale, aggravando la competizione tra il governo di Tripoli e le forze di Haftar. I leader e le brigate della zona militare di Sabha, guidate dal comandante Ali Kanna, avevano confermato, la scorsa settimana, la loro intenzione di frenare ogni tentativo di destabilizzare le regioni meridionali e le istituzioni vitali.

Nel frattempo, a Tripoli, nella notte del 28 novembre, uomini armati delle forze di Haftar hanno colpito l’aeroporto di Mitiga con sei missili Grad. Il portavoce delle forze del governo tripolino, il colonnello Mohammad Qanunu, ha inoltre riferito che, il 28 novembre, le forze di Tripoli sono riuscite a prendere il controllo di alcune postazioni dell’esercito di Haftar nel Sud della capitale, presso l’asse di al-Khalatat. Inoltre, 5 soldati sono stati arrestati, tra cui un comandante ed un mercenario sudanese.

Dall’altro lato, fonti militari hanno dichiarato che le unità dell’Esercito Nazionale Libico hanno assunto il controllo dell’asse Hira, nel Sud della capitale Tripoli, di fronte ad un indietreggiamento delle forze tripoline. Secondo quanto riferito, un ulteriore progresso è stato rappresentato dalle postazioni guadagnate sull’autostrada che collega Gharyan e al-Aziziyah.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, l’operazione “Dignità”, volta a prendere il controllo della capitale. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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