Il Libano tra una politica stagnante e un’economia soffocante

Pubblicato il 29 novembre 2019 alle 12:02 in Libano Medio Oriente

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Il governo di Beirut continua ad assistere ad una situazione di crisi. Ad un mese esatto dalle dimissioni dell’ex premier, Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, un nuovo esecutivo non accenna a delinearsi.

I media locali hanno riferito, il 28 novembre, che la fase di consultazioni volta a definire il futuro primo ministro è stata rimandata di un’ulteriore settimana, in modo da consentire ai diversi blocchi politici di definire la loro posizione. Tra i favoriti per la presidenza del Consiglio, a detta di fonti vicine al governo, vi è Samir Khatib, descritto da alcuni come una figura neutrale e non politica, nonché un uomo d’affari di successo, il cui nome non è connesso ad alcun caso di corruzione. Khatib rappresenterebbe, dunque, il candidato perfetto per il Libano, in grado di rispondere alle richieste della popolazione. Il duo sciita, formato da Hezbollah e Amas, avrebbe invece proposto la rielezione di Hariri, ma quest’ultimo continua ad opporsi a tale offerta.

Accanto ad una crisi politica, il Libano continua ad essere caratterizzato da un’economia vacillante. Dallo scoppio dell’ondata di proteste, il 17 ottobre, decine di aziende hanno chiuso i battenti. Migliaia di dipendenti sono stati licenziati e quelli rimasti hanno visto i propri stipendi dimezzarsi. Di fronte ad un peggioramento del quadro economico, le banche locali hanno iniziato ad imporre maggiori controlli sui capitali, mentre persiste la crisi di liquidità ed una diminuzione della quantità di dollari in circolazione, essenziali per l’acquisto di alcune materie prime, medicinali e carburante. Al contempo, il prezzo del dollaro nel mercato nero ha raggiunto, negli ultimi giorni, le 2100 lire libanesi, registrando un aumento del 40% rispetto al prezzo ufficiale.

Il quadro politico ed economico spinge i manifestanti a scendere ancora per le strade del Paese. In particolare, nella giornata del 28 novembre, i cittadini si sono radunati nei pressi della Banca centrale, per protestare contro le politiche economiche recentemente adottate ed esercitare maggiore pressione sulla classe politica al potere. Le forze antisommossa sono state in grado di impedire ai manifestanti di accedere agli edifici bancari ma questi hanno organizzato un sit-in nell’area circostante. Accuse sono state altresì rivolte al governatore della Banque du Liban, Riad Salameh, ritenuto tra i maggiori responsabili della perdurante crisi e del peggioramento delle condizioni di vita.

Venerdì 29 novembre, invece, i manifestanti hanno occupato la zona circostante il cosiddetto “edificio dell’IVA”, ovvero la sede del Ministero delle finanze, situata nella capitale Beirut. Decine di libanesi si sono altresì radunate a Nabatieh, nel Sud del Libano, anche qui davanti alla filiale della Banca centrale. La zona di al-Khourub ha poi visto la chiusura dell’ufficio della compagnia per l’elettricità, dopo che i manifestanti hanno costretto i dipendenti a lasciare l’edificio.

Le proteste in Libano durano, ormai, da più di sei settimane. I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Inoltre, è stata proposta la formazione di un governo tecnocratico, formato da esperti in grado di attuare le riforme di cui necessita il Paese. 

La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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