Ambasciatore indiano in Afghanistan: la lotta al terrorismo è una priorità

Pubblicato il 29 novembre 2019 alle 20:21 in Afghanistan India

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L’ambasciatore indiano a Kabul, Vinay Kumar, ha affermato che le autorità di Nuova Delhi discusso con Washington della situazione in Afghanistan e ha aggiunto che gli afgani dovrebbero concentrare i loro sforzi nella lotta al terrorismo. 

L’ambasciatore ha sottolineato che l’obiettivo principale in Afghanistan dovrebbe essere quello di eliminare completamente il terrorismo. Solo in seguito, si può avviare un processo di pace afghano, che dovrebbe essere inclusivo. Kumar ha poi affermato che una pace sostenibile offrirebbe ulteriori opportunità per rafforzare la cooperazione tra India e Afghanistan.

Per quanto riguarda gli sforzi in corso da parte del governo degli Stati Uniti, l’ambasciatore Kumar ha affermato che l’India ha parlato con i rappresentanti di Washington e ne sostiene la posizione. “Abbiamo stretto una partnership con gli Stati Uniti e siamo impegnati con loro in un dialogo intenso e in discussioni sulle tali questioni e sosteniamo pienamente i negoziati che coinvolgono l’ambasciatore Khalilzad”, ha affermato Kumar, riferendosi a Zalmay Khalilzad, l’inviato speciale per la pace degli Stati Uniti in Afghanistan. Kumar ha poi riferito che finora l’India ha addestrato 6.000 ufficiali afgani e ha contribuito con 350 progetti allo sviluppo del Paese. Kumar ha aggiunto che l’India ha impegnato in tali progetti ben 3 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi sono già stati spesi.

Intanto, la situazione in Afghanistan rimane estremamente tesa. Almeno 13 soldati afgani sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti in un attacco talebano contro una base militare nella provincia di Kunduz, la sera del 19 novembre. L’assalto aveva intaccato le speranze di instaurare un dialogo con i talebani, a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo militante, in cambio di 10 forze di sicurezza afghane e 2 professori, un americano e un australiano. Anche lo scambio è avvenuto 19 novembre. In tale contesto, il governo afghano ha imposto la fine delle ostilità come condizione preliminare a qualsiasi colloquio. Ghani, che ha definito lo scambio di prigionieri una decisione “difficile ma importante”, ha aggiunto che il rilascio degli ostaggi occidentali è stato proposto dai talebani come dimostrazione di buona fede prima di qualsiasi negoziato di pace. La liberazione degli ostaggi è stata mediata. in parte, proprio dall’inviato speciale statunitense, Khalilzad.

Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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