Trump approva le misure a protezione dei manifestanti di Hong Kong

Pubblicato il 28 novembre 2019 alle 9:09 in Cina Hong Kong USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha approvato la legge a sostegno dei manifestanti di Hong Kong, il 27 novembre, causando la furia della Cina che ha promesso “ferme contromisure”.

“Ho firmato questi documenti per rispetto del presidente Xi, della Cina e del popolo di Hong Kong”, ha dichiarato Trump in una nota. “Sono attuati nella speranza che i leader e i rappresentanti cinesi siano in grado di risolvere amichevolmente le loro differenze, raggiungendo una pace e una prosperità a lungo termine per tutti”, ha poi aggiunto. Da parte sua, il Ministero degli Esteri di Pechino ha risposto a tale decisione, il giorno successivo, giovedì 28 novembre, ribadendo la condanna contro l’ingerenza straniera e promettendo “ferme contromisure”. Il governo di Hong Kong, che domenica ha subito una dura sconfitta alle elezioni distrettuali, ha espresso “estremo rammarico”.

Trump era stato vago sul fatto che avrebbe firmato o posto il veto alla legislazione, dato il delicato momento nei rapporti con Pechino. Gli Stati Uniti stanno cercando di concludere un accordo con la Cina per porre fine alla guerra commerciale e tale questione è considerata una priorità assoluta per la campagna elettorale del 2020. I progetti di legge in questione sono stati approvati il 20 novembre dal Congresso e sono stati poi inviati alla Casa Bianca. La Camera ha approvato le misure con 417 voti a favore e 1 contro. Il giorno precedente, il Senato le aveva fatte passare all’unanimità. Il progetto di legge è noto come “Hong Kong Human Rights and Democracy Act” e richiede al Dipartimento di Stato USA di certificare, almeno una volta l’anno, che Hong Kong abbia un livello sufficiente di autonomia e prevede sanzioni contro i funzionari responsabili delle violazioni dei diritti umani nella città.

La decisione dei rappresentati statunitensi aveva fatto infuriare la Cina. Il quotidiano statale “People’s Daily” aveva descritto la misura come “un pezzo di carta straccia” e una “grave provocazione contro l’intero popolo cinese” in un editoriale, pubblicato il 21 novembre. “Se gli americani vanno per la propria strada, la Cina prenderà misure efficaci per contrastarli risolutamente e tutte le conseguenze devono essere interamente sostenute dagli Stati Uniti”, si legge nell’editoriale. Questo clima rischia seriamente di minare i colloqui commerciali in corso tra Washington e Pechino per la fine della guerra commerciale. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica, ma i rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione, prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche. Tale documento definisce l’organizzazione di Hong Kong come una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese e sarà in vigore fino al 2047. U

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, invece, è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni rispettivamente di acciaio e alluminio. Tale decisione ha direttamente colpito la Cina. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Ulteriori aumenti delle tariffe sono stati implementati durante i mesi successivi, in una continua escalation. Oggi dopo ben oltre un anno di guerra commerciale, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, i coltivatori e allevatori statunitensi stanno fortemente soffrendo la diminuzione delle esportazioni di soia e maiale verso la Cina.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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