Tanzania: elezioni locali minacciate da irregolarità, le accuse di USA e UK

Pubblicato il 28 novembre 2019 alle 13:42 in Africa Tanzania

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Sono stati pubblicati, mercoledì 27 novembre, i risultati ufficiali delle elezioni locali in Tanzania. Il partito di governo, il Chama Cha Mapinduzi (CCM), cui appartiene il presidente John Magufuli, ha ottenuto più del 99% dei seggi, spazzando via tutti gli altri rivali. Ai candidati del CCM sono state assegnate quasi tutte le 16.000 posizioni di leadership locale, inclusi incarichi di governo nei maggiori villaggi e nelle principali città del Paese. Chadema, il più importante partito dell’opposizione, aveva riferito a inizio mese che non avrebbe partecipato alle elezioni del 24 novembre a causa di presunte manipolazioni governative, tra cui l’interdizione di massa di alcuni candidati. Anche altri partiti minori avevano aderito al boicottaggio. “Il nostro partito crede che sia più saggio non avallare questa frode elettorale”, aveva detto il presidente del Chadema Freeman Mbowe, a novembre. “Continuare a partecipare a elezioni di questo tipo significa legittimare l’illegalità”, aveva aggiunto. Nella capitale economica del Paese, Dar es Salaam, alcuni seggi elettorali erano rimasti chiusi perché i candidati del CCM non avevano rivali, quindi erano considerati automaticamente vincitori. 4 delle 26 regioni in cui è divisa la Tanzania, invece, non hanno tenuto le votazioni per via del boicottaggio delle opposizioni. “Nella maggior parte dei casi, i candidati del CCM erano senza oppositori”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Agence France Presse il ministro per l’amministrazione regionale e il governo locale, Selemen Jaffo.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno espresso grande preoccupazione sui risultati delle elezioni locali in Tanzania. Secondo le due potenze occidentali, il voto mancava di credibilità. In particolare, il rifiuto del Paese africano di fornire l’accreditamento agli osservatori elettorali in vista dei sondaggi avrebbe eroso la fiducia nel risultato. “Questo preoccupante sviluppo mette in discussione la credibilità del processo elettorale e dei risultati”, ha dichiarato l’ambasciata americana in Tanzania con una nota. L’alto commissario britannico nel Paese africano, Sarah Cooke, ha affermato in una dichiarazione che la squalifica “coordinata” dei candidati dell’opposizione ha contribuito a negare agli elettori il diritto di scegliere i propri leader liberamente e in modo equo.

Il presidente Magufuli, eletto nel 2015 con la promessa di eliminare la corruzione, ha portato avanti il suo mandato tra accuse di repressione del dissenso e della libertà di stampa. Secondo i rapporti pubblicati da organizzazioni umanitarie come Amnesty International e Human Rights Watch, in Tanzania i media sono stati minacciati da leggi sulla criminalità informatica, i giornali critici e i blog sono stati messi a tacere, i membri dell’opposizione perseguitati. Erick Kabendera, un famoso giornalista noto per la sua spietata cronaca su Magufuli, è stato arrestato a luglio e ritenuto colpevole di reati che diversi gruppi per la difesa dei diritti umani ritengono motivati politicamente. A novembre, un tribunale ha rinviato per l’ottava volta il suo processo per criminalità organizzata e reati finanziari. Un tempo baluardo di stabilità nella regione, quest’anno la Tanzania ha perso 40 posizioni nella classifica redatta da Reporters senza Frontiere sull’indice di libertà di un Paese.

La Tanzania, situata nell’Africa orientale, seppur goda di relativa stabilità interna, non ha un’economia altrettanto prosperosa. Una larga parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà stimata dalla World Bank. Confinando con il Burundi e la Repubblica democratica del Congo, che versano in situazioni umanitarie gravi, la Tanzania accoglie ogni mese migliaia di rifugiati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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