Rep. Dem. del Congo: tra le proteste, nuovo attacco armato. 19 morti

Pubblicato il 28 novembre 2019 alle 16:17 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 19 persone sono state uccise in un nuovo attacco perpetrato da un gruppo armato ribelle nella Repubblica Democratica del Congo, dove aumentano l’insicurezza e la rabbia dei cittadini. Il gruppo accusato dell’aggressione, avvenuta mercoledì 27 novembre in un villaggio a 30 km dalla città di Beni, è quello delle Forze Democratiche Alleate, una formazione particolarmente attiva sia nella Repubblica Democratica del Congo sia nella vicina Uganda. L’amministratore del territorio di Beni, Donat Kibwana, ha riferito che le famiglie delle vittime sono terrorizzate e vivono nella paura di essere nuovamente attaccate ma, al momento, sono 19 i morti accertati. “Questa valutazione rimane provvisoria mentre e la ricerca sta continuando”, ha dichiarato Kibwana. “Abbiamo rafforzato la presenza militare nel territorio di Beni e l’esercito sta inseguendo i ribelli. Chiediamo alla popolazione di mantenere la calma”, ha aggiunto. La corrispondente di Al Jazeera dalla città di Goma, Chaterine Wambua-Soi, ha detto di aver saputo da alcuni ufficiali che i corpi delle vittime erano tremendamente mutilati e alcuni erano stati addirittura decapitati.

L’attacco giunge solo qualche giorno dopo l’aggressione, avvenuta domenica 24 novembre, contro un villaggio della città di Beni. Tale incidente, in cui hanno perso la vita 8 persone, ha scatenato un’incontenibile ondata di agitazione popolare nei confronti delle forze di sicurezza e del personale della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite (MONUSCO), giudicati incapaci di proteggere i civili e di garantire la sicurezza della regione. Lunedì 25 novembre, i manifestanti arrabbiati hanno attaccato diversi edifici dell’ONU e hanno dato fuoco all’ufficio del sindaco, scatenando la risposta delle forze armate. Negli scontri con gli agenti di sicurezza, circa 4 persone sono rimaste uccise. Le proteste si sono diffuse anche a Butembo, 57 km a Sud di Beni, dove un manifestante è stato ucciso, martedì 26 novembre, dopo violenti scontri con le forze di sicurezza. Secondo il sindaco di Butembo Sylvain Kanyamanda, i dimostranti, per lo più giovani, hanno tentato di attaccare alcuni membri del personale delle Nazioni Unite presso il centro di accoglienza di Kikyo. La polizia ha usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento per disperderli. Mercoledì 27 novembre, i manifestanti della città di Goma hanno bloccato la strada principale che porta a Beni e anche qui, come riferito da diverse fonti locali, gli agenti di polizia hanno usato gas lacrimogeni e sparato proiettili veri in segno di avvertimento.

I manifestanti accusano sia le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo sia i membri della missione di peacekeeping MONUSCO di non fare abbastanza per fermare gli attacchi dei ribelli ai civili. “La gente si chiede: Perché l’ONU è qui? e, dal momento che il suo esercito è piuttosto disorganizzato, non si sente affatto protetta”, ha dichiarato la corrispondente locale di Al Jazeera, Wambua-Soi. Mentre la frustrazione della popolazione aumenta, alcuni operatori della MONUSCO hanno rivelato che, con molta probabilità, esistono prove che un membro della missione abbia ucciso, martedì a Beni, un giovane manifestante che protestava contro la forza di peacekeeping e il suo personale. “Abbiamo stabilito che c’è stato un incidente, che c’è stato davvero uno sparo e che uno dei nostri peacekeeper ha sparato a un manifestante che lanciava una bottiglia Molotov”, ha riferito da Beni, Francois Grignon, vice rappresentante speciale presso la MONUSCO. L’uomo ha aggiunto che le Nazioni Unite stanno controllando se le regole di ingaggio sono state seguite in modo appropriato. “Stiamo ancora verificando tutti i fatti, ma queste sembrano le circostanze avvenute ieri”, ha affermato Grignon. “Sono stati dati ordini molto rigorosi ai peacekeeper e a tutte le nostre truppe di non usare armi letali contro i manifestanti che stanno fronteggiando. Ieri, però, hanno dovuto affrontare una situazione molto difficile”, ha specificato il vice rappresentante speciale.

Separatamente, nella giornata di mercoledì, uno studente è rimasto ferito e altre 10 persone sono state arrestate a Goma dopo che la polizia ha interrotto una manifestazione fuori dall’università della città. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha riferito in una dichiarazione di aver curato oltre 30 persone nella zona di Beni e nei dintorni, nel mezzo di “un deterioramento della situazione umanitaria”. “Chiediamo a tutti i soggetti coinvolti di esercitare moderazione. I civili non dovrebbero essere presi di mira e alle organizzazioni umanitarie, alle strutture sanitarie e al personale sanitario dovrebbe essere consentito di svolgere il proprio lavoro”, ha affermato Nour Khadam, capo dell’ufficio del CICR di Beni.

L’esercito della Repubblica Democratica del Congo ha iniziato un’offensiva lungo il confine ugandese il 30 ottobre 2019. In questa zona, le Forze Democratiche Alleate sono operative da oltre due decenni. Si tratta di una delle numerose fazioni armate attive nell’est del Congo a partire dalla fine della guerra, protrattasi nel Paese dal 1998 al 2003. Alcuni attentati perpetrati dal gruppo ugandese sono stati rivendicati dall’Isis, ma i legami tra le formazioni terroristiche non sono ancora del tutto chiari.

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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