Libia: scontri sul giacimento petrolifero di El Feel, NOC interrompe la produzione

Pubblicato il 28 novembre 2019 alle 17:51 in Africa Libia

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La compagnia petrolifera nazionale libica (NOC) ha deciso di interrompere la produzione al giacimento di El Feel in seguito alle recenti attività militari verificatesi nell’area. È quanto ha riferito una dichiarazione della società rilasciata mercoledì 27 novembre. Il presidente della NOC, Mustafa Sanallah, ha chiarito che ci sono stati attacchi aerei ai cancelli del campo di El Feel e dentro un compound abitativo utilizzato dal personale della società. “Lo staff della NOC si trova protetto in aree sicure ma non può riprendere le sue normali attività”, ha dichiarato il presidente Sanallah. La produzione rimarrà sospesa fino a quando le operazioni militari non saranno cessate e il personale militare non si ritirerà dall’area del campo.

Gli aerei da guerra di Khalifa Haftar hanno condotto attacchi pianificati sul giacimento petrolifero di El Feel, mercoledì pomeriggio, dopo che le forze della zona militare di Sabha, affiliate a quelle del Consiglio presidenziale di Tripoli, avevano preso il controllo del campo e cacciato dall’area le forze pro-Haftar. Al momento, tuttavia, la situazione è confusa. Da una parte, le forze della zona militare di Sabha rivendicano la presa sul territorio affermando di essere riuscite ad allontanare le truppe dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar. Dall’altra, i seguaci del comandante libico, uomo forte del governo di Tobruk, sostengono di aver riconquistato il controllo del campo grazie al successo dei loro attacchi aerei. L’LNA ha riferito, in una dichiarazione, che i suoi jet hanno compiuto un’offensiva lungo il perimetro del giacimento di El Feel colpendo i gruppi armati che vi si erano introdotti. In più, aggiunge la nota, gli attacchi aerei avrebbero anche distrutto alcuni dei veicoli rivali.

La produzione petrolifera della Libia è stata ripetutamente interrotta negli ultimi anni da conflitti e aggressioni ma, al momento, risulta relativamente stabile ad una quota di 1.25 milioni di barili al giorno. La missione delle Nazioni Unite nel Paese nordafricano, che ha compiuto i maggiori sforzi in vista di una risoluzione pacifica della guerra, ha espresso “grande preoccupazione” per la violenza scatenatasi nel giacimento di El Feel. Si tratta di un impianto situato nei pressi della città di Sabha, 700 km a Sud di Tripoli, con una produzione giornaliera di circa 70-75 mila barili di petrolio. Gli scontri nel campo hanno riacceso il conflitto sul controllo della produzione di petrolio nella Libia sudoccidentale, aggravando la competizione tra il governo di Tripoli e le forze di Haftar. I leader e le brigate della zona militare di Sabha, guidate dal comandante Ali Kanna, avevano confermato, la scorsa settimana, la loro intenzione di frenare ogni tentativo di destabilizzare le regioni meridionali e le sue istituzioni vitali.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli.

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Chiara Gentili

di Redazione

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