Iraq: 8 manifestanti morti a Nasiriya

Pubblicato il 28 novembre 2019 alle 8:56 in Iraq Medio Oriente

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Fonti mediche hanno riferito, giovedì 28 novembre, che 8 cittadini iracheni sono morti e più di 45 sono stati feriti a seguito degli scontri tra le forze di sicurezza ed i manifestanti scesi per le strade di Nasiriya, nel Sud dell’Iraq.

Ciò si è verificato in concomitanza con l’inizio di un’operazione messa in atto dalle forze dell’ordine, che mira a contrastare i sit-in antigovernativi nella città meridionali dell’Iraq. In particolare, due ponti di Nasiriya, precedentemente occupati per diversi giorni dai manifestanti, sono stati liberati, mentre il governo ha annunciato la formazione di cellule anticrisi, con a capo governatori e capi militari. L’obiettivo è garantire la sicurezza del Paese.

In tale quadro, nella giornata del 27 novembre, il Ministero dell’Interno iracheno ha emanato mandati di arresto per coloro che hanno pianificato ed alimentato i movimenti di protesta nelle ultime settimane, identificati grazie a video ed immagini ricavate dalle telecamere di video-sorveglianza. Il Ministero ha altresì ribadito la necessità di preservare l’ordine pubblico e di salvaguardare il popolo iracheno e le proprietà sia pubbliche sia private. Per tale motivo, a detta del Ministero, agenti di sicurezza sono stati dispiegati in tutto il Paese ma questi cercheranno di affrontare i cittadini in modo pacifico, senza impiegare misure violente.

Il 27 novembre, in tarda serata, un gruppo di manifestanti ha poi dato fuoco al consolato iraniano della città meridionale di Najaf, in segno di protesta contro l’ingerenza iraniana in Iraq. All’incendio hanno fatto seguito violenti scontri con le forze di polizia che hanno provocato diversi feriti per entrambe le parti. Secondo quanto riferito da fonti locali, dopo tre ore di disordini, è stato posto il coprifuoco e le forze armate hanno chiuso tutte le vie d’accesso e di uscita, isolando Najaf dal resto del Paese. Nella medesima giornata, altri 2 manifestanti sono morti nella capitale Baghdad, sul ponte Ahrar, a causa di proiettili e gas lacrimogeni impiegati dalle forze dell’ordine.

Sin dal 1° ottobre scorso, il popolo iracheno è sceso in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate.

Un evento simile a quello di Najaf si è verificato tra il 3 ed il 4 novembre a Karbala, quando migliaia di manifestanti hanno bloccato la strada che porta al consolato iraniano, dopo aver bruciato pneumatici sulla strada ed aver posto la bandiera irachena sul muro del consolato.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo del premier, Adel Abdul Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma ha rappresentato una continuazione di quanto accaduto alcune settimane prima del suo inizio, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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