Incontro bilaterale Italia-Pakistan sull’immigrazione

Pubblicato il 28 novembre 2019 alle 15:36 in Immigrazione Italia Pakistan

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Il sottosegretario agli Affari Esteri italiano, Manlio Di Stefano, ha concluso una visita di 2 giorni in Pakistan, in cui i rappresentanti dei due Paesi hanno discusso della collaborazione per il contrasto ai flussi migratori irregolari. 

Secondo quanto riferisce il sito ufficiale della Farnesina sono stati due giorni fitti di incontri con le autorità di Islamabad. Di Stefano ha incontrato il ministro degli Interni, Ijaz Ahmad Shah, con cui ha discusso di immigrazione illegale. Il Pakistan è il secondo Paese per numero di immigrati clandestini in Italia. Il comunicato del Ministero degli Esteri italiano, riferisce inoltre che “la riunione ha permesso di pianificare soluzioni concrete per una migliore collaborazione tra le autorità dei due Paesi sui rimpatri”.

Il sottosegretario ha poi presieduto la IV Sessione della Commisione Economica Mista Italia-Pakistan, insieme al ministro pakistano per gli Affari Economici, Muhammad Azahar. Nel 2018, l’interscambio bilaterale tra i due Paesi ha raggiunto la cifra record di 1,45 miliardi di euro, con un incremento di circa il 50% dal 2014. Il Sottosegretario ha espresso soddisfazione per tale importante crescita e ha auspicato di proseguire con questo trend positivo. I due rappresentanti hanno poi discusso della possibilità di allargare la cooperazione e gli investimenti a nuovi settori. Il sottosegretario italiano ha poi incontrato il ministro per i Diritti Umani, il ministro del Commercio, il presidente del Comitato per gli investimenti e il segretario generale del Ministero degli Esteri. 

La visita arriva in un momento di tensione per il governo pakistano, che è stato fortemente criticato da una serie di proteste, il 31 ottobre. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in Pakistan per chiedere le dimissioni del primo ministro, Imran Khan, duramente criticato per il peggioramento delle condizioni economiche e per presunte truffe elettorali. L’organizzatore di tale protesta è Fazl-ur-Rehman, capo del partito religioso di estrema destra Jamiat Ulema Islam-Fazl (JUI-F). L’uomo ha condotto una marcia di 5 giorni dalla città meridionale di Karachi, attraverso tutto il Paese con l’obiettivo di raggiungere Islamabad, il 31 ottobre. “Il governo dovrà restituire il potere al popolo”, ha dichiarato la sera del 30 ottobre, rivolgendosi ai propri sostenitori nella città di Gujranwala, circa 200 km a Sud della capitale. La principale opposizione del Paese, la Lega musulmana pakistana-Nawaz (PML-N) e il Partito popolare pakistano (PPP), hanno sostenuto la protesta della JUI-F contro il partito del Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI) del premier Khan.

Ex leggenda del cricket pakistano, Imran Khan, aveva dichiarato la propria vittoria elettorale, il 26 luglio 2018, nonostante un lungo ritardo nel conteggio dei voti e le accuse di brogli elettorali da parte degli avversari. Khan aveva respinto tali voci e si era presentato come un nuovo riformatore della società pakistana, mantenendo una forte connotazione islamica. “Voglio condividere il tipo di Pakistan che immagino, il tipo di stato stabilito a Medina, dove si prendevano cura delle vedove e dei poveri. Oggi il nostro stato è in rovina, ma tutte le nostre politiche mireranno ad aiutare i meno fortunati a prosperare”, aveva affermato in occasione della vittoria. Un anno e 3 mesi dopo, il suo esecutivo viene messo a dura prova e tutto il Paese attende di scoprire la sua reazione del governo. 

Gli osservatori elettorali internazionali avevano affermato di non aver osservato gravi violazioni nelle elezioni del 2018, ma avevano sottolineato che esistevano serie preoccupazioni riguardo alla libertà politica nel periodo precedente alle votazioni. Tra gli altri, si erano verificati casi di intimidazioni contro gli oppositori politici. Inoltre, da quando il PTI è salito al potere, i movimenti di opposizione hanno denunciato un forte aumento di detenzioni ad hoc di avversari del partito al governo, con accuse di corruzione. Anche i media sono stati spesso sottoposti a censura nel Paese. Tuttavia, uno dei principali motori della protesta è stata la gestione dell’economia da parte del PTI, che è accusata di aver portato l’inflazione all’11,4 %, nel mezzo del rallentamento della crescita. All’inizio del mese di ottobre, il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che la crescita economica del Pakistan rallenterà ulteriormente al 2,4 % per cento il prossimo anno, una diminuzione importante rispetto alle previsioni del 3,3 % del 2019.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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