Cile, Piñera: è ora di dire basta alle violenze

Pubblicato il 28 novembre 2019 alle 10:22 in America Latina Cile

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La violenza raggiunge livelli senza precedenti in Cile e il mondo politico non raggiunge un consenso per trovare una via d’uscita,  a oltre quaranta giorni dall’inizio della crisi. Dopo che Unità Sociale, che coordina 200 organizzazioni sindacali, civiche, gruppi studenteschi di istruzione secondaria e universitaria e associazioni di professionisti della salute, ha convocato uno sciopero generale martedì notte, diversi gruppi violenti hanno preso diverse città del paese. Ci sono state almeno 99 situazioni in cui si sono registrati incidenti gravi e oltre 900 persone sono state arrestate, secondo i dati del Ministero degli Interni, in uno dei giorni più violenti dallo scoppio delle proteste del 18 ottobre.

Il presidente Sebastián Piñera, con la popolarità al minimo storico e senza il sostegno della stessa coalizione che lo ha eletto, cerca in una corsa contro il tempo di siglare un accordo sulla sicurezza in Parlamento attorno a un testo che inasprisce le sanzioni per reati quali il saccheggio e la distruzione di proprietà pubblica e consente alle forze armate di proteggere le infrastrutture considerate chiave, come i servizi energetici o sanitari. Una maniera, secondo il capo dello Stato, per “liberare centinaia di agenti di polizia in modo che possano svolgere il loro lavoro di protezione dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini”.

“È giunto il momento di dire: Basta! È giunto il momento per tutti noi di unire senza ulteriori remore i nostri impegni e la nostra volontà di combattere la violenza” – ha aggiunto il presidente. Tuttavia, le soluzioni che la classe politica ha fornito finora, come misure sociali e una nuova Costituzione, non sembrano sufficienti per fermare la violenza. Senza contare le persone arrestate durante il coprifuoco in vigore dal 20 al 24 ottobre tra le 22 e le 7, da quando la crisi è scoppiata fino a lunedì 26 novembre ci sono 18.552 detenuti di cui almeno 1.156 in detenzione preventiva.

La Procura indaga su 26 decessi di manifestanti, cinque di essi a seguito della partecipazione di agenti della polizia e dei carabineros. L’Istituto nazionale per i diritti umani, un ente pubblico e indipendente, ha contato 2.808 cittadini feriti che sono stati ricoverati in ospedale. Piñera ha riferito che 2.210 poliziotti e carabineros sono stati feriti, di cui 57 feriti da arma da fuoco e 45 bruciati da bombe Molotov, e 188 stazioni di polizia e 971 veicoli della polizia sono stati attaccati.

Mentre una parte del mondo politico cerca di raggiungere un compromesso, con i manifestanti che li accusa di mancanza di rappresentatività, i cittadini vivono giorni difficili, specialmente nei quartieri periferici e popolari di Santiago, dove i danni causati delle violenze, dei saccheggi e degli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza non sono ancora stati calcolati. 

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo 

di Redazione

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