Afghanistan: 13 morti per una mina a Kunduz

Pubblicato il 28 novembre 2019 alle 16:49 in Afghanistan Asia

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Almeno 13 persone sono rimaste uccise dall’esplosione di una mina situata lungo una strada nella provincia settentrionale di Kunduz, in Afghanistan.

Le vittime erano i membri di due famiglie e tra queste vi erano anche alcuni bambini. Una persona è rimasta ferita ed è stata ricoverata in ospedale. L’esplosione è avvenuta il 28 novembre alle 16:00, ora locale, nel distretto di Imam Sahib, mentre le famiglie erano in viaggio per recarsi a una festa di matrimonio. I loro veicoli hanno colpito una mina lungo la strada, che è esplosa, secondo la ricostruzione dei funzionari locali. Tra le vittime ci sono 6 donne, 6 bambini e 1 uomo. “Stavamo viaggiando verso Imam Sahib per una festa di matrimonio e il nostro veicolo ha colpito una mina. Mia moglie, quattro figli, madre, mia sorella e due miei nipoti sono stati uccisi”, ha detto un uomo sopravvissuto all’esplosione insieme alla giovane figlia.

“Oggi stiamo trasportando i corpi dei 13 membri della famiglia che sono stati uccisi nell’esplosione”, ha riferito Safiullah Amiry, il vice consigliere provinciale di Kunduz. “L’incidente ha scioccato tutti”, ha aggiunto. Il generale Abdul Rashid Bashir, capo della polizia provinciale, ha affermato che le mine sono state collocate dai talebani. Anche il presidente Ghani ha condannato l’esplosione, in una dichiarazione rilasciata il 28 novembre, e ha attribuito la responsabilità dell’assalto ai talebani, affermando che “questo attacco ha dimostrato che i talebani sono nemici del popolo”. Infine, il ministero degli Esteri del Qatar “ha espresso la sua ferma condanna” rispetto all’attentato, sostenendo che il Qatar respinge “la violenza e il terrorismo, indipendentemente dai motivi e dalle cause”. Nessun gruppo, inclusi i talebani, ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione.

Le forze di sicurezza afghane avevano lanciato un’operazione su larga scala, denominata “Pamir 110”, nella provincia settentrionale di Kunduz. L’operazione era iniziata la sera del 20 novembre, al fine di liberare la periferia della città da un gruppo di insorti, secondo quanto ha dichiarato il Ministero della Difesa (MoD) in una nota. L’operazione arrivava in un momento di diffuse violenze in Afghanistan. Almeno 13 soldati afgani sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti in un attacco talebano contro una base militare nella provincia di Kunduz, la sera del 19 novembre. Un gruppo di combattenti talebani ha assaltato una base militare nel villaggio di Arbabkhel, nel distretto di Imam Sahib. I talebani hanno immediatamente rivendicato la responsabilità dell’attacco. L’assalto aveva raffreddato le speranze di instaurare un dialogo con i talebani, a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo militante, in cambio di 10 forze di sicurezza afghane e 2 professori, un americano e un australiano, effettuato lo stesso giorno.

Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione dei negoziati, l’8 settembre, Trump aveva citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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