UE: Parlamento adotta risoluzione sul rimpatrio dei figli dell’ISIS

Pubblicato il 27 novembre 2019 alle 17:55 in Europa Siria

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Il Parlamento dell’Unione Europea ha adottato una risoluzione con la quale ha richiesto ai Paesi membri di rimpatriare i figli dei foreign fighters dell’ISIS.

È quanto rivelato, mercoledì 27 novembre, dal Brussels Times, il quale ha riportato parte del comunicato stampa dell’UE relativo alla risoluzione adottata dal Parlamento.

Nello specifico, la risoluzione è stata adottata per rispondere a tre obiettivi. Il primo è la migliore protezione dei bambini che si trovano in aree di conflitto o che sono coinvolti nell’emergenza migratoria. Il secondo obiettivo è il contrasto all’apolidia, ovvero la mancanza di cittadinanza da parte dei bambini nati in aree di conflitto, i quali devono essere riconosciuti dal proprio Stato di origine. Il terzo obiettivo, infine, è fornire ai minori una adeguata educazione sessuale, al fine di prevenire gli abusi.

Il testo è stato approvato da 495 parlamentari europei, a fronte di 58 voti contrari e 87 astensioni. In seguito alla votazione, i membri del Parlamento hanno evidenziato come la risoluzione miri a contrastare le discriminazioni subite dai figli dei foreign fighters in particolare, insieme ai bambini appartenenti a minoranze etniche.

Nello specifico, nella risoluzione il Parlamento condanna la violenza fisica e psicologica sui minori, anche in riferimento al matrimonio forzato, alle mutilazioni genitali delle bambine e al loro traffico.

Per quanto riguarda i figli dei combattenti che ancora si trovano nel Nord-Est della Siria, inoltre, la risoluzione prevede tutti i Paesi dell’Unione rimpatrino i bambini in possesso di cittadinanza europea. In aggiunta, al blocco comunitario è altresì richiesto di tener conto delle specifiche situazioni familiari di ogni minore.

Tale misura, ha commentato la parlamentare europea dei Verdi, Saskia Bricmont, ripresa dal Brussels Times, non sembra essere ben recepita dai Paesi membri del blocco comunitario, i quali, a detta della parlamentare, “sembra che si rifiutino di ascoltare” quanto richiesto dall’UE.

La parlamentare belga, membro della delegazione incaricata dei rapporti con i Paesi del Maghreb, cioè Algeria, Libia, Mauritania, Marocco, Tunisia e Sahara occidentale, ha inoltre dichiarato che le condizioni dei minori sono peggiorate a seguito dell’offensiva della Turchia nel Nord-Est della Siria”

Per quanto riguarda, invece, le condizioni dei bambini che subiscono le conseguenze della migrazione, i parlamentari europei hanno richiesto l’implementazione rigorosa del Sistema di asilo comune europeo, il quale prevede il miglioramento delle condizioni dei migranti minorenni, i quali, sostiene l’UE, devono essere considerati per primi in tutte le decisioni prese dagli Stati. Nello specifico, il Parlamento ha deciso che la protezione dei minori, e non le politiche migratorie di ciascuno Stato, deve essere il principio guida per ogni Paese chiamato a gestire la problematica dei minori non accompagnati.

Il testo è stato approvato in prossimità del 30esimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, la cui ricorrenza avveniva lo scorso 20 novembre.

 L’operazione della Turchia nel Nord-Est della Siria, nota come “Fonte di pace”, era stata lanciata dal presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, lo scorso 9 ottobre. L’operazione in Turchia, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi, i quali gestivano i centri dove erano detenute le famiglie dei membri dell’ISIS, e funzionale a rimpatriare alcuni dei 3,6 milioni di rifugiati siriani che Ankara ospita.

I campi controllati dai combattenti curdi nella Siria Nord-orientale ospitavano decine di migliaia di famiglie di membri dell’ISIS, tra cui 12.000 stranieri, 4.000 donne e 8.000 bambini. A questi si aggiungono centinaia di militanti dell’ISIS siriani e stranieri, anch’essi detenuti in prigione dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico. A questi si aggiungono centinaia di militanti dell’ISIS siriani e stranieri, anch’essi detenuti in prigione dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico. Sei Paesi, tra cui Francia, Germania e Gran Bretagna, luogo di origine di gran parte dei combattenti detenuti nelle carceri curde, stavano valutando l’ipotesi di costituire un tribunale internazionale congiunto per giudicare tali casi, formato da giudici iracheni e provenienti da tutto il mondo. Tuttavia, istituire un tribunale di questo tipo potrebbe richiedere tempo e non incontrare l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Inoltre, la Turchia ha già autonomamente deciso di avviare i rimpatri lo scorso 11 novembre.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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