Siria: sospese le riunioni del Comitato costituzionale

Pubblicato il 27 novembre 2019 alle 17:19 in Medio Oriente Siria

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Un corrispondente di al-Jazeera a Ginevra ha riferito, mercoledì 27 novembre, che le riunioni del Comitato costituzionale, promosso dalle Nazioni Unite per porre fine alla perdurante crisi in Siria, sono state sospese.

La sessione plenaria ha avuto inizio il 25 novembre ma, sin dall’inizio, vi sono state diverse discordanze e punti di divergenza tra le parti interessate. Si tratta, nello specifico, di incontri volti a creare un comitato costituzionale in grado di redigere una costituzione per la Siria, con il fine ultimo di porre fine al perdurante conflitto. La costituzione dovrà poi essere votata dal popolo siriano. Il primo round di incontri si è tenuto, sempre a Ginevra, il 30 ottobre scorso ed è terminato l’8 novembre.

Il numero totale dei membri partecipanti ammonta a 150. In particolare, 50 sono stati scelti dal regime siriano, 50 dalle fazioni di opposizione e la restante parte dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Geir Otto Pedersen, il quale ha tenuto conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile.

Le discussioni nate nel corso della seconda fase di incontri riguardano, in particolare, i punti da inserire nell’agenda delle discussioni e dei lavori all’ordine del giorno. Da un lato, un membro della delegazione del regime, Darine Suleiman, ha affermato che non ci si siederà al tavolo delle negoziazioni senza il rispetto del documento, precedentemente elaborato, relativo ai “parametri nazionali”. Dall’altro lato, il coordinatore del Dipartimento delle Relazioni estere della coalizione di opposizione siriana, Abdel-Ahad Estifo, ha affermato che il regime cerca di politicizzare il lavoro del comitato, nel tentativo di perdere tempo e di causare il suo fallimento, così da poter poi ricorrere all’opzione di una soluzione militare.

Secondo quanto riferito da fonti interne, Pedersen ha incontrato i presidenti di entrambe le delegazioni ma la situazione, al momento, sembra trovarsi in un vicolo cieco. Al-Jazeera ha poi riferito che, da un lato, il regime ha esortato tutte le parti coinvolte a condannare il terrorismo e a contrastare la minaccia, oltre ad opporsi a qualsiasi ingerenza esterna, ad eccezione di Russia e Iran, sostenitori del regime. Non da ultimo, dovrebbero essere revocate tutte le sanzioni internazionali imposte e bisognerebbe altresì riconoscere tutti i gruppi armati esterni al regime come terroristi.  

Dall’altro lato, l’opposizione desidera che la Siria venga riconosciuta come un Paese sovrano ed indipendente, in cui siano definite la natura ed i poteri delle autorità legislative, esecutive e giudiziarie, oltre ai diritti e alle libertà, e ai principi politici, sociali ed economici del Paese. Una nuova costituzione rappresenta la principale richiesta da parte dell’opposizione siriana, la quale si era inizialmente detta sorpresa della risposta positiva ricevuta dai rappresentanti del regime, i quali, in un primo momento, miravano semplicemente a modificare il documento già esistente.

Un accordo su un progetto di pace in Siria era stato raggiunto a Ginevra il 30 giugno 2012 e viene tuttora considerato il pilastro che potrebbe portare alla fine del conflitto. Tale patto era stato approvato dai rappresentanti alle Nazioni Unite allora in carica di Lega Araba, Unione Europea, Turchia, USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito ed aveva posto le basi per un processo politico. Il primo passo sarebbe stato costituito dall’istituzione di un ente governativo transitorio con pieni poteri esecutivi, il secondo dalla redazione di una costituzione, ed infine si prevedeva l’indizione di elezioni. Il Consiglio di Sicurezza ha avallato all’unanimità l’accordo con una risoluzione del mese di dicembre 2015, in cui è stata altresì stabilita una tabella di marcia per colloqui e per il cessate il fuoco. Tuttavia, le diverse scadenze non sono mai state rispettate.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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