Proteste in Iraq: gli ultimi sviluppi

Pubblicato il 27 novembre 2019 alle 16:32 in Iraq Medio Oriente

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La mobilitazione popolare in Iraq, nella giornata di mercoledì 27 novembre, ha assistito ad una breve fase di stasi, soprattutto in numerosi governatorati del Sud del Paese.

In tali aree, diverse strade sono state bloccate e sit-in ostacolati, mentre nella capitale Baghdad le forze dell’ordine sono state costrette ad indietreggiare a causa della perdurante mobilitazione dei cittadini iracheni che ha interessato, in particolare, il ponte Ahrar e piazza Tahrir. A Bassora, nonostante l’intervento delle forze di sicurezza per respingere i manifestanti dal cancello d’ingresso del porto commerciale di Umm Qasr, la chiusura delle strade ha causato l’interruzione delle attività portuali del 50%.

Scenari di protesta hanno interessato anche Kerbala, dove scuole e sedi governative sono state chiuse ed i manifestanti hanno impedito l’accesso alle vie d’accesso principali del governatorato, bloccandole con pneumatici bruciati. Qui, nella giornata di martedì 26 novembre, 3 manifestanti sono stati uccisi e altri 30 sono rimasti feriti a causa dei proiettili e dei gas lacrimogeni impiegati dalle forze dell’ordine, secondo quanto riferito da fonti mediche e di sicurezza.

Di fronte a tale scenario, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, ha affermato che il Paese sta assistendo ad una grande lotta interna, nonché divisione, in cui le autorità sono ancora sulla difensiva. Tuttavia, il premier ha ammesso che gravi errori sono stati commessi nella salvaguardia dei diritti umani, considerato l’elevato numero di vittime, sin dall’inizio dell’ondata di proteste. Al contempo, è l’intero ordine pubblico ad essere stato minato.

In una riunione ministeriale tenutasi nella sera del 26 novembre, Mahdi ha ribadito che lo Stato non può più rimanere inerme, altrimenti il rischio è che l’intero sistema crolli. Nella stessa occasione, è stato evidenziato che il Paese deve far fronte ad una forte pressione e che, attualmente, sta semplicemente provando a difendersi. Tuttavia, preservare l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini rimane una priorità. Pertanto, le autorità continueranno a garantire il rispetto della legge di fronte a movimenti non pacifici ma verranno altresì garantiti il diritto alla vita, al lavoro, allo studio, così come la salvaguardia delle proprietà pubbliche e private e verranno presto prese misure adeguate, con il fine di assicurare il lavoro delle istituzioni statali e, di conseguenza, gli interessi dell’intera popolazione.

Sin dal 1° ottobre scorso, il popolo iracheno è sceso in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo del premier Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma ha rappresentato una continuazione di quanto accaduto alcune settimane prima del suo inizio, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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