Il Libano alla ricerca di un premier

Pubblicato il 27 novembre 2019 alle 15:48 in Libano Medio Oriente

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Fonti libanesi vicine alla presidenza hanno rivelato che le consultazioni volte alla nomina del futuro premier, con i diversi blocchi politici, sono state ulteriormente rimandate. Queste si terranno, probabilmente, tra le prossime 24 e 48 ore.

Dal canto suo, il premier dimessosi il 29 ottobre scorso, Saad Hariri, ha affermato, nella giornata del 26 novembre, che non è intenzionato ad assumere la presidenza del Consiglio libanese, a causa delle forti divergenze interne presenti e delle tensioni che caratterizzano il Paese.

Nel frattempo, il popolo libanese continua ad occupare le strade del Paese, con l’obiettivo di fare pressione sul governo, affinché formi un nuovo esecutivo nel breve termine. La popolazione richiede sia le dimissioni della classe politica attualmente in carica, sia la formazione di un governo formato da tecnocrati, in grado di mettere in atto le misure necessarie a risanare l’economia del Paese.

Tra i favoriti per la presidenza del Consiglio, a detta di fonti vicine al governo, vi è Samir Khatib, descritto da alcuni come una figura neutrale e non politica, nonché un uomo d’affari di successo, il cui nome non è connesso ad alcun caso di corruzione. Pertanto, Khatib rappresenterebbe il candidato perfetto per il Libano, in grado di rispondere alle richieste della popolazione.

Secondo le medesime fonti, il capo di Stato, Michel Aoun, è impegnato in prima persona nel seguire gli sviluppi delle proteste libanesi. In particolare, si prevede l’introduzione nel breve termine delle misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini e fare in modo che le manifestazioni continuino ad essere pacifiche. A tal proposito, il presidente ha sottolineato che le scene di guerra del passato non fanno e non faranno parte della storia libanese e che la sicurezza rappresenta una priorità assoluta.

Nella serata del 26 novembre, l’esercito libanese ha rivelato di aver arrestato 16 persone a seguito dell’assalto a diverse istituzioni ed edifici pubblici di Tripoli, tra cui banche e sedi di partiti. Non da ultimo, è stato riferito che 33 membri delle forze dell’ordine sono rimasti feriti a seguito degli scontri con i manifestanti, che hanno visto altresì l’impiego di esplosivi e pietre. Al momento, la situazione è ritornata alla normalità.

Le proteste in Libano durano, ormai, da più di cinque settimane. I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Inoltre, è stata proposta la formazione di un governo tecnocratico, formato da esperti in grado di attuare le riforme di cui necessita il Paese.

La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

Tra i risultati scaturiti dalla mobilitazione, la Magistratura libanese ha cominciato a mostrare segnali volti a rispondere alle richieste dei cittadini libanesi. Nello specifico, secondo quanto riportato da agenzie locali e fonti giudiziarie, il ministro dell’Informazione del governo ad interim e due ex ministri delle Comunicazioni dovranno affrontare un processo, con l’accusa di spreco di denaro pubblico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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