Gaza: raid israeliani contro Hamas

Pubblicato il 27 novembre 2019 alle 9:01 in Israele Palestina

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Aerei da guerra israeliani hanno condotto attacchi, nelle prime ore di mercoledì 27 novembre, nelle aree meridionali della Striscia di Gaza.

In particolare, l’obiettivo è stato rappresentato dalle postazioni del Movimento Islamico di Resistenza, meglio noto con il nome di Hamas, e del suo braccio armato, ovvero le Brigate Ezzedin al-Qassam, situate presso le città di Rafah e Khan Yunis. Secondo quanto riferito da Israele, i raid aerei, effettuati sin da mezzanotte del giorno precedente, il 26 novembre, sono giunti in risposta a dei missili lanciati da parte palestinese e diretti verso gli insediamenti israeliani nei pressi della Striscia di Gaza. Nello specifico, è stato un portavoce dell’esercito israeliano ad aver affermato che il sistema per la difesa antimissile, Cupola di Ferro, aveva intercettato uno dei due missili lanciati dalla controparte. Tuttavia, a detta di fonti israeliani, gli attacchi hanno causato ingenti danni ma, fino ad ora, non sono stati riportati morti o feriti.

Gli attacchi del 27 novembre giungono dopo le parole del primo ministro israeliano ancora in carica, Benjamin Netanyahu, che, nella serata del 26 novembre, ha dichiarato che avrebbe risposto con determinazione a qualsiasi attacco perpetrato contro Israele, e si è detto disposto a garantire la sicurezza del proprio Paese sui diversi fronti. “Se qualcuno a Gaza crede che sia possibile alzare la testa dopo l’operazione Cintura Nera, si sbaglia di grosso” sono state le parole del premier, riferendosi a quanto accaduto circa due settimane fa, quando si è verificata una delle peggiori escalation degli ultimi mesi a Gaza.

I razzi intercettati il 26 novembre, e la successiva risposta di Israele, interrompono la tregua posta il 14 novembre scorso. Il cessate il fuoco ha fatto seguito ad una violenta escalation durata circa 48 ore e che ha avuto inizio il 12 novembre, quando raid israeliani hanno causato l’uccisione del comandante del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, Baha Abu al-Ata. Tale ondata di violenza ha causato circa 34 morti e 111 feriti, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute di Gaza. Tuttavia, in tale contesto, erano stati presi di mira semplicemente obiettivi del Movimento, evitando di colpire Hamas.

Omicidi mirati contro leader delle fazioni nemiche sono stati a lungo evitati da Israele nel corso degli ultimi anni, con il timore che avrebbero potuto alimentare ulteriori tensioni. Nella Striscia di Gaza operano diversi gruppi militanti palestinesi. Hamas, considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni, detiene il potere nell’enclave e, dopo diversi conflitti che hanno visto il gruppo contro Israele, è stata proclamata una tregua.

Il Movimento per il Jihad Islamico è, a sua volta, il secondo gruppo più influente nell’area ed è appoggiato da uno dei principali nemici di Israele, l’Iran. Le Brigate al-Quds, l’ala militare, chiamate in arabo “Saraya al-Quds”, sono attive soprattutto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove contrastano la presenza militare di Israele attraverso operazioni terroristiche. Il fine ultimo delle Brigate è la creazione di uno Stato Islamico e l’insediamento dei palestinesi in una patria legittima, secondo i confini stabiliti del 1948. Tuttavia, il gruppo è contrario alla propria partecipazione ai processi di pace e ai negoziati tra le parti coinvolte.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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