Elezioni in Guinea-Bissau: Vaz si ferma, al ballottaggio Embalo e Pereira

Pubblicato il 27 novembre 2019 alle 16:39 in Africa Guinea Bissau

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In Guinea Bissau, 2 ex primi ministri si sfideranno al prossimo ballottaggio per diventare il nuovo presidente del Paese. Lattuale leader, Jose Mario Vaz, al potere dal 2014, sperava di essere rieletto per un secondo mandato quinquennale ma non ha superato il primo turno, ottenendo appena il 12% dei voti. In testa, al momento, si trova Domingos Simoes Pereira che ha ricevuto, alle votazioni di domenica 24 novembre, il 40% dei consensi. Dopo di lui, il secondo candidato presidenziale ad andare al ballottaggio è Umaro Cissoko Embalo, che ha riscosso il 28% dei voti. Il round decisivo tra questi 2 candidati si svolgerà il 29 dicembre.

Uno dei motivi della disfatta di Vaz potrebbe essere quello di essersi candidato da indipendente, dopo essersi scontrato con il partito di maggioranza in Parlamento, il Partito africano per lIndipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC).  Il corrispondente di Al Jazeera da Bissau, Nicolas Haque, ha detto che i risultati non sono stati una sorpresa. “Il candidato del PAIGC, Domingos Simoes Pereira, è in testa ma non ha ottenuto abbastanza voti da evitarsi il secondo turno. Il suo campo è deluso ma accetta i risultati del voto”, ha riferito Haque. Pereira, 56 anni, è stato primo ministro durante la presidenza Vaz, prima di essere licenziato nel 2015, una mossa che ha portato ad anni di forte tensione tra capo di Stato e Parlamento e alla nomina di numerosi primi ministri. Anche Embalo, 47 anni, è stato premier della Guinea Bissau sotto Vaz, dal 2016 al 2018.

Più di 760.000 elettori sono stati registrati alle elezioni di domenica, durante le quali si sono fronteggiati 12 candidati, tutti uomini. Vaz, al potere dal 2014, è stato il primo presidente eletto democraticamente e il primo a completare tutti e 5 gli anni del suo mandato in un Paese ripetutamente scosso da colpi di stato tentati ed effettivi. “Rispetterò il verdetto dell’urna”, ha dichiarato Vaz dopo aver votato nella capitale Bissau. “Il potere non è mio. È del popolo. Il popolo è sovrano e decide il proprio destino”, ha aggiunto. Il 29 ottobre, Vaz aveva licenziato il primo ministro Aristides Gomes e aveva nominato il suo successore. Gomes, tuttavia, si era rifiutato di dimettersi e per 10 giorni il Paese ha avuto due primi ministri, almeno finché Vaz non ha deciso di fare marcia indietro anche su pressione dell’ECOWAS, la comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale.

La Guinea Bissau, ex colonia portoghese di circa 1,5 milioni di abitanti, è uno dei Paesi più poveri del mondo. Per anni, è stato afflitto da instabilità politica, povertà, corruzione e traffico di droga. Il colpo di stato militare più recente si è verificato nel 2012. Il corrispondente di Al Jazeera da Bissau, Nicolas Haque, ha riferito che “il motivo per cui c’è tanta instabilità in Guinea Bissau è che il presidente non detiene necessariamente tutti i poteri. Per governare, dipende anche dall’esecutivo e dal primo ministro”. “Il motivo per cui negli ultimi 2 anni si è verificato questo stallo è che esiste una battaglia per il potere tra il primo ministro, che è il capo del governo e controlla il bilancio e le leggi, e il presidente che è il capo delle forze armate “, ha aggiunto Haque.

Da quando si è dichiarata indipendente dal Portogallo, nel 1974, la Guinea Bissau ha subito circa 9 colpi di stato. “L’elezione presidenziale è un passo promettente verso la stabilità politica del Paese”, ha dichiarato Maurice Toupane, ricercatore presso l’Istituto per gli studi sulla sicurezza. Il neopresidente dovrà affrontare sfide significative come la povertà diffusa, il sistema politico instabile e la corruzione.

Le tensioni politiche in Guinea Bissau, Paese dell’Africa occidentale, sono scoppiate nell’agosto 2015, quando il presidente Jose Mario Vaz, in carica dal 23 giugno 2014, ha rimosso l’allora primo ministro Domingos Pereira, sostenuto dall’opinione pubblica e da numerosi investitori occidentali. Tale mossa ha innescato un periodo di instabilità che ha portato ad un vero e proprio stallo. L’accordo di Conakry avrebbe dovuto risolvere tale situazione, tuttavia, importanti clausole del patto non sono state rispettate, creando ulteriori problemi tra le élite politiche locali. Tale impasse politico favorisce i trafficanti di droga, in quanto l’ex colonia portoghese costituisce un ambiente favorevole a causa della dilagante criminalità. Gli Stati Uniti hanno accusato alcuni ufficiali militari della Guinea Bissau di trarre profitto dal commercio di cocaina proveniente dal Sud America e diretto verso l’Europa.

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Chiara Gentili

di Redazione

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