Afghanistan: operazione contro i talebani nel Sud del Paese

Pubblicato il 27 novembre 2019 alle 15:42 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 17 talebani sono stati uccisi durante un’operazione nel distretto di Marjah, nella provincia meridionale di Helmand, secondo quanto hanno riferito funzionari militari, il 27 novembre.

“La maggior parte del distretto è stata liberata dagli insorti”, secondo quanto ha affermato il generale Hokum Khan, che ha aggiunto che “il distretto era stato circondato dai ribelli talebani negli ultimi 4 anni”. “Ora le forze di sicurezza hanno interrotto l’accerchiamento dei talebani e l’operazione continuerà per eliminare tutti gli insorti”, ha dichiarato Khan. I funzionari locali hanno riferito che i soldati afghani sono stati supportati, durante l’operazione, dalle forze aeree afghane. Il Ministero della Difesa, in una dichiarazione, ha riferito che 2 ribelli sono stati uccisi in un attacco aereo di supporto. I talebani, da parte loro, non hanno commentato l’operazione.

Le forze di sicurezza afghane avevano lanciato un’operazione su larga scala, denominata “Pamir 110”, nella provincia settentrionale di Kunduz. L’operazione era iniziata la sera del 20 novembre, al fine di liberare la periferia della città da un gruppo di insorti, secondo quanto ha dichiarato il Ministero della Difesa (MoD) in una nota. L’operazione arrivava in un momento di diffuse violenze in Afghanistan. Almeno 13 soldati afgani sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti in un attacco talebano contro una base militare nella provincia di Kunduz, la sera del 19 novembre. Un gruppo di combattenti talebani ha assaltato una base militare nel villaggio di Arbabkhel, nel distretto di Imam Sahib. I talebani hanno immediatamente rivendicato la responsabilità dell’attacco. L’assalto aveva raffreddato le speranze di instaurare un dialogo con i talebani, a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo militante, in cambio di 10 forze di sicurezza afghane e 2 professori, un americano e un australiano, effettuato lo stesso giorno.

Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione dei negoziati, l’8 settembre, Trump aveva citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.