Oman e Stati Uniti discutono della crisi in Yemen

Pubblicato il 26 novembre 2019 alle 11:08 in Oman USA e Canada

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Il ministro omanita per gli Affari Esteri, Yusuf bin Alawi bin Abdullah, ha incontrato, il 25 novembre, il proprio omologo statunitense, il segretario di Stato Mike Pompeo. L’incontro, svoltosi a Washington, ha preso in esame la crisi in Yemen ed il recente “accordo di Riad”.

Quest’ultimo è stato firmato nella capitale saudita Riad, il 5 novembre scorso, tra il governo centrale yemenita e il Consiglio di transizione meridionale, rappresentante dei gruppi secessionisti del Sud dello Yemen, con l’obiettivo di porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso. Non da ultimo, è stato sottolineato più volte e da diverse parti come l’accordo raggiunto rappresenti un passo significativo che porterà ad una soluzione politica anche per il perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015.

Nel corso dell’incontro del 25 novembre, Pompeo e bin Alawi si sono detti concordi sulla necessità di una soluzione politica in Yemen, l’unica in grado di porre fine al conflitto e ristabilire pace e sicurezza nel Paese. Secondo quanto riferito da un comunicato del Dipartimento statunitense, i due ministri hanno discusso degli ultimi sviluppi in Yemen, con uno sguardo particolare all’accordo stipulato il 5 novembre a Riad. A tal proposito, il ministro omanita si è detto ottimista circa un possibile accordo anche tra i ribelli sciiti Houthi e l’Arabia Saudita, la quale partecipa alla coalizione a sostegno del governo legittimo centrale. Secondo quanto riferito da bin Alawi, le due parti sono in contatto e vi sono stati sviluppi positivi anche in un’ottica di consultazioni future. Inoltre, a detta del ministro omanita, anche da parte saudita vi è il desiderio di riportare pace e stabilità in Yemen.

Inoltre, nel corso dell’incontro di Washington, è stata messa in luce la necessità di preservare l’unità del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), per assicurare sicurezza, pace e prosperità all’intera regione del Golfo. A tal proposito, Pompeo ha elogiato il ruolo dell’Oman, nonché la partnership ed i legami di cooperazione instaurati nell’ambito della sicurezza e della lotta al terrorismo. Dal canto suo, al-Alawi ha affermato che le relazioni tra Muscat e Washington sono forti e che, ora più che mai, è necessario instaurare un dialogo e legami di cooperazione strategica tra il GCC e l’amministrazione statunitense, con il fine ultimo di risolvere le questioni più problematiche della regione.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Per decenni l’Oman è stato fautore di un fragile equilibrio diplomatico, rapportandosi con l’Arabia Saudita, con l’Iran e con il resto dei membri del CCG senza prendere parte ai violenti scontri regionali. Il Sultanato dell’Oman è stato spesso descritto come “intermediario” o “oasi di pace e stabilità”, grazie alla propria neutralità ed al proprio ruolo di mediatore nelle contese regionali e nazionali. Tale politica è incarnata dal proprio sovrano, il sultano Qaboos bin Said al-Said, da 49 anni a capo del Paese e fautore principale di una politica di non ingerenza ed indipendenza. Non da ultimo, Muscat ha svolto un ruolo cruciale nel riunire i negoziatori di Washington e Teheran ai colloqui preliminari che hanno portato all’accordo sul nucleare del 14 luglio 2015. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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