Libia: gli USA preoccupati dell’ingerenza russa

Pubblicato il 26 novembre 2019 alle 9:58 in Libia USA e Canada

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Il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha incontrato, il 24 novembre scorso, alcuni funzionari di alto livello del Dipartimento di Stato americano.

A riferirlo è stato il Dipartimento stesso, in un comunicato del giorno successivo, il 25 novembre. L’incontro, a cui hanno partecipato anche il vice-consigliere per la sicurezza nazionale, Victoria Coates, e l’ambasciatore statunitense in Libia, Richard Norland, ha preso in esame le mosse future da attuare per porre fine al conflitto in Libia e giungere ad una soluzione politica.

I funzionari statunitensi hanno espresso la preoccupazione di Washington circa la partecipazione russa. In particolare, per gli USA, Mosca starebbe sfruttando il conflitto a spese del popolo libico. Inoltre, gli Stati Uniti continuano a fare pressione su Haftar affinché ponga fine alla propria offensiva, intrapresa il 4 aprile scorso, contro la capitale Tripoli. Quest’ultima è, in larga parte, ancora sotto il controllo del governo di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale.

Secondo quanto riferito nel comunicato del Dipartimento, i funzionari statunitensi hanno poi ribadito il pieno sostegno degli USA alla sovranità e all’unità dei territori libici. Inoltre, le discussioni del 24 novembre hanno fatto seguito ad incontri precedenti, in cui rappresentanti del governo di Tripoli e rappresentanti statunitensi hanno provato a creare una base comune, con l’obiettivo di superare le divergenze interne e portare una tregua nel Paese.

Il riferimento va, in particolare, al 14 novembre scorso, quando una delegazione del governo di Tripoli è stata in visita a Washington, su invito del governo degli Stati Uniti, per discutere di questioni relative al rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza e stabilità, oltre che di coordinamento nella lotta al terrorismo. In tale occasione, gli Stati Uniti hanno invitato le forze dell’Esercito Nazionale Libico a porre fine all’offensiva contro la capitale Tripoli.

Successivamente, membri sia repubblicani sia democratici del Senato americano, parte del Congresso degli Stati Uniti, hanno adottato, il 20 novembre, un disegno di legge volto a promuovere la stabilità in Libia. Questo è stato presentato nel mese di ottobre scorso da quattro membri del Congresso e prevede l’imposizione di sanzioni contro coloro che promuovono la violenza in Libia. Inoltre, stabilisce che vengano preparati report sul coinvolgimento di Paesi stranieri nel conflitto, con l’elaborazione di una strategia volta a contrastare, in particolare, l’influenza della Russia. Altro punto rilevante del progetto presentato è un maggior sostegno ad una soluzione diplomatica e una maggiore mobilitazione di risorse statunitensi, tra cui aiuti umanitari per la popolazione e per un “governo unito”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli.

Washington è attiva in Libia attraverso il comando statunitense in Africa (AFRICOM), responsabile di diversi attacchi aerei condotti contro le milizie terroristiche, situate in aree definite principali per la produzione di petrolio del Paese. Tra il 20 ed il 30 settembre scorso, quattro attacchi aerei hanno causato la morte di 43 militanti dello Stato Islamico ma, a detta di un funzionario della difesa statunitense, in Libia vi sono ancora circa 100 combattenti jihadisti.

Circa la presenza russa, più volte è stata segnalata la partecipazione di Mosca nel conflitto libico a fianco delle forze di Haftar. In particolare, come dichiarato anche dal governo tripolino, il 25 settembre scorso, vi sono circa 200 soldati mercenari appartenenti ad una compagnia militare privata, nota con il nome di “compagnia Wagner”, giunti in Libia nella prima settimana di settembre per prendere parte all’offensiva contro la capitale Tripoli.  In precedenza, Mosca era rimasta in secondo piano mentre erano gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto a svolgere un ruolo rilevante nel supportare militarmente Haftar. Tuttavia, nel settembre 2019, la campagna volta a prendere il controllo di Tripoli sembrava essere in una situazione di stallo e la Russia ha colto l’occasione per entrare in campo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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