Etiopia: sì a un nuovo Stato regionale per i Sidama

Pubblicato il 26 novembre 2019 alle 18:54 in Africa Etiopia

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La popolazione etiope dei Sidama ha votato a gran maggioranza per la creazione di un nuovo Stato regionale, con il 98% degli elettori a favore del referendum. I risultati ufficiali sono stati rilasciati nel weekend dal vicecapo del Comitato Elettorale Nazionale, Wubshet Ayele. “I risultati preliminari del referendum indetto per la zona di Sidama mostrano che gli elettori sostengono la formazione di uno Stato regionale autonomo”, ha dichiarato l’agenzia Fana Broadcasting in una nota. Meno del 2% ha votato per rimanere nell’attuale Stato, uno dei 9 in cui è diviso il territorio dell’Etiopia. I risultati aprono la strada alla creazione di un nuovo Stato regionale, quello dei Sidama, che diventerebbe il decimo e che potrebbe essere d’spirazione per nuove spinte di autonomismo regionale. La popolazione dei Sidama, che conta circa 3 milioni di persone, rivendica da anni il desiderio di lasciare la regione cosiddetta delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud. Tale Stato regionale, come gli altri, dipende direttamente dal governo centrale di Addis Abeba ma gode di un notevole livello di autonomia sulle risorse terriere, nella riscossione delle tasse e nella sicurezza. Il nuovo territorio si staccherebbe dalla regione e diventerebbe a sua volta autonomo. La sua base etnica sarà a maggioranza costituita dai Sidama.

Si prevede che l’attuazione del referendum solleverà una miriade di questioni spinose. Tuttavia, sono numerosi i passi da intraprendere prima che il nuovo Stato diventi realtà. Diversi altri gruppi nel Sud del Paese hanno già lanciato richieste di autodeterminazione simili a quelli del popolo Sidama. Alcuni analisti temono che il voto possa incoraggiare gruppi con richieste simili a scatenare ulteriori violenze etniche. Nello Stato del Corno d’Africa, i gruppi etnici sono più di 80 e le lunghe rivalità tra loro hanno costretto circa 2 milioni di persone ad abbandonare le loro case, secondo i dati dalle Nazioni Unite e dei suoi vari gruppi di monitoraggio.

Il voto dei Sidama, la cui popolazione rappresenta circa il 4% dei 105 milioni di abitanti dell’Etiopia, precede le elezioni generali del prossimo anno e rappresenta il primo incontro elettorale dopo mesi di scontri e manifestazioni scatenate da movimenti di opposizione rivolti contro il governo del primo ministro etiope Abiy Ahmed. Dal loro inizio, il 23 ottobre scorso, le proteste nel Paese hanno portato alla morte di circa 86 cittadini etiopi. La causa scatenante è stata l’accusa, rivolta contro un famoso attivista etiope, Jawar Mohammed, di aver provato a organizzare un attacco contro il premier. L’uomo, imprenditore nel settore delle comunicazioni e appartenente al gruppo etnico degli Oromo, è un eroe e un punto di riferimento per diversi suoi connazionali che si ribellano al governo del primo ministro Abiy e contestano la sua vittoria al Nobel per la Pace. Il 2 aprile 2019 si è concluso il suo primo anno di mandato. Il premier etiope è il leader più giovane del continente africano. Nell’arco di 12 mesi, Abiy è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nel Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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