USA e Francia aumentano sicurezza nel Golfo dopo attacchi a infrastrutture petrolifere saudite

Pubblicato il 25 novembre 2019 alle 6:00 in Francia USA e Canada

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Gli Stati Uniti e la Francia stanno migliorando i sistemi radar dell’Arabia Saudita, in seguito agli attacchi via drone e via missili che hanno danneggiato le infrastrutture petrolifere saudite a settembre, e dei quali Washington ha incolpato l’Iran.

In occasione di un forum sulla sicurezza in Bahrein, sabato 23 novembre, il comandante del Commando Centrale americano, il generale Kenneth McKenzie, e il ministro della Difesa francese, Florence Parly, i cui Paesi hanno preso posizioni contrapposte in merito all’approccio diplomatico con Teheran, hanno altresì sostenuto versioni diverse delle missioni marittime volte a proteggere le acque del Golfo. “Continuiamo ad affinare le informazioni inerenti all’attacco ad Aramco (la compagnia petrolifera statale saudita) ed esse saranno rese note principalmente attraverso i sauditi”, ha spiegato il generale McKenzie, che supervisiona le operazioni americane nel Medio Oriente e nell’Asia meridionale. Il comandante ha aggiunto che gli Stati Uniti stanno lavorando di concerto con l’Arabia Saudita per aumentare la cooperazione dei loro sistemi, e far sì che i due Paesi siano più preparati a “difendersi contro questo tipo di minacce”. Inoltre, a suo dire, incrementare la presenza militare americana presso la Base Aerea del Principe Sultano, a sud di Riad, oltre alle grandi basi presenti in Qatar e in Bahrein, “complicherebbe l’abilità di un avversario di bersagliare” il loro alleato mediorientale, Riad.

Quanto al ministro della Difesa francese, la donna ha affermato che Parigi sta inviando separatamente a Riad “un robusto set di sistemi di allerta avanzati”, tra cui radar, per far fronte agli attacchi condotti a bassa quota. Tale equipaggiamento arriverà in Arabia Saudita “nei prossimi giorni”, quindi sarà “operativo molto, molto rapidamente”, ha spiegato Party, aggiungendo che serve tuttavia una accurata analisi per “identificare meglio come colmare la lacuna”.

I raid aerei del 14 settembre scorso hanno incrementato le tensioni regionali in Medio Oriente, facendo seguito agli attacchi estivi contro le petroliere nelle acque del Golfo e contro altre risorse energetiche di Riad, anch’essi attribuiti da Washington a Teheran. L’Iran ha finora respinto tutte le accuse, e gli Stati Uniti, in alleanza con l’Arabia Saudita, devono ancora fornire prove concrete sulla colpevolezza di Teheran.

Il ministro di Stato degli Affari Esteri saudita, Adel al-Jubeir, ha riferito, in occasione del Dialogo IISS Manama, che Riad sta consultando i suoi alleati in merito a quali misure sia meglio intraprendere contro l’Iran, una volta conclusasi l’indagine sui raid in questione. Il ministro non ha fornito alcun orizzonte temporale. L’evento si è incentrato principalmente sulla minaccia iraniana nella regione, ma ha visto la presenza di funzionari anche provenienti da Teheran. Durante le discussioni, sono emerse le differenti vedute di alcuni Paesi occidentali in merito a come approcciarsi a Teheran da dopo che Washington è uscita dall’accordo sul nucleare del 2015, il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA).

In particolare, Parigi intende salvare l’accordo, mentre l’Arabia Saudita e altri Stati del Golfo alleati agli Stati Uniti si oppongono a tale posizione.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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