Riprendono i colloqui tra Stati Uniti e talebani a Doha

Pubblicato il 25 novembre 2019 alle 10:33 in Afghanistan USA e Canada

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Una serie di colloqui non ufficiali tra gli Stati Uniti e i talebani sono ricominciati a Doha, in Qatar, secondo quanto riferiscono i media locali afghani

Le due parti stanno discutendo della necessità di ridurre la violenza in Afghanistan e della ripresa dei colloqui ufficiali tra i negoziatori degli Stati Uniti e dei talebani. “I colloqui in questo momento sono in corso in modo ufficioso e penso che sia una cosa positiva per l’Afghanistan”, ha dichiarato Sayed Akbar Agha, un ex comandante talebano. “In base alle mie informazioni, i negoziati ufficiali non sono in corso come in passato”, ha aggiunto. “Questa volta siamo d’accordo nel senso che i nostri obiettivi e priorità per la pace sono completamente chiari, con problemi come la riduzione della violenza che si tradurrà in un cessate il fuoco e, in definitiva, l’avvio di negoziati diretti tra il governo afghano e i talebani “, ha dichiarato il portavoce presidenziale afghano, Sediq Sediqqi.

L’Alto Consiglio per la Pace, un’istituzione creata il 7 ottobre 2010 per avviare il processo di reintegrazione dei talebani, ha a sua volta sottolineato la necessità di ridurre gli attacchi per portare avanti il processo di pace. “Questa volta deve essere discusso un cessate il fuoco. L’intensità del conflitto influenzerà il processo di pace “, ha dichiarato Haji Din Mohammad, vice capo del consiglio. Sabato 23 novembre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva dichiarato che gli Stati Uniti stanno “lavorando a un accordo con i talebani”. “Vediamo cosa succede”, aveva aggiunto. Intanto, il Paese continua a vivere una situazione di crisi. Almeno 13 soldati afgani sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti in un attacco talebano contro una base militare nella provincia di Kunduz, la sera del 19 novembre. 

L’assalto aveva intaccato le speranze di instaurare un dialogo con i talebani, a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo militante, in cambio di 10 forze di sicurezza afghane e 2 professori, un americano e un australiano. Anche lo scambio è avvenuto 19 novembre. In tale contesto, il governo afghano ha imposto la fine delle ostilità come condizione preliminare a qualsiasi colloquio. Ghani, che ha definito lo scambio di prigionieri una decisione “difficile ma importante”, ha aggiunto che il rilascio degli ostaggi occidentali è stato proposto dai talebani come dimostrazione di buona fede prima di qualsiasi negoziato di pace. La liberazione degli ostaggi è stata mediata. in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad.

Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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