Libano: Hezbollah e Amal contro i manifestanti di Beirut

Pubblicato il 25 novembre 2019 alle 9:05 in Libano Medio Oriente

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Alcuni seguaci dei movimenti sciiti libanesi Hezbollah e Amal, nella notte tra il 24 ed il 25 novembre, hanno invaso un campo allestito dai manifestanti in una delle piazze centrali della capitale Beirut.

In particolare, le piazze oggetto dell’operazione sono state piazza dei Martiri e piazza Riad Al Solh, epicentro della mobilitazione popolare che sta interessando il Paese dal 17 ottobre scorso, in cui migliaia di cittadini hanno ospitato eventi e dialoghi di tipo sia politico sia culturale. Secondo quanto riferito da al-Arabiya, non è la prima volta che esponenti dei due movimenti, membri altresì del governo libanese, commettono atti di tale tipo, definiti “sovversivi”. Anche il mese scorso, il 29 ottobre, si sono verificati eventi simili.

Nella stessa notte, dall’altro lato della città, decine di giovani fedeli sia ad Hezbollah sia al proprio alleato Amal, hanno attaccato gruppi di manifestanti mentre ostacolavano la strada di accesso principale verso il centro di Beirut. In questo caso, le forze dell’ordine e dell’esercito sono state costrette ad intervenire per evitare un’escalation tra le due parti. Gli aggressori hanno insultato i manifestanti gridando slogan in sostegno del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, e del presidente del Parlamento, nonché di Amal, Nabih Berri. Dal canto loro, i manifestanti hanno inneggiato gli slogan di sempre, richiedendo ancora una volta la rivoluzione.

Nella giornata del 24 novembre, i movimenti di protesta pacifica sono continuati anche in altre zone del Paese, tra cui il distretto di Akkar, dove i manifestanti invitano il governo ad accelerare le procedure volte ad indire elezioni anticipate e a formare un esecutivo tecnocratico. Per la giornata di lunedì 25, i manifestanti hanno invitato i cittadini di Beirut, Tripoli, Sidone e di altre aree ad indire uno sciopero generale e a chiudere scuole ed istituzioni sia pubbliche sia private.

L’ondata di manifestazioni ha avuto inizio il 17 ottobre scorso. I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Inoltre, è stata proposta la formazione di un governo tecnocratico, formato da esperti in grado di attuare le riforme di cui necessita il Paese.

La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico. Tra i risultati scaturiti dalla mobilitazione, il 29 ottobre scorso il premier, Saad Hariri, si è dimesso. Dal canto suo, anche la Magistratura libanese ha cominciato a mostrare segnali volti a rispondere alle richieste dei cittadini libanesi, a detta di agenzie locali e fonti giudiziarie. Nello specifico, secondo quanto riportato, il ministro dell’Informazione del governo ad interim e due ex ministri delle Comunicazioni dovranno affrontare un processo, con l’accusa di spreco di denaro pubblico.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah, che in arabo significa “il Partito di Dio”, è un’organizzazione paramilitare sciita libanese che alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, considerano un gruppo terroristico. Hezbollah rappresenta un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. Sia Amal, suo sostenitore, sia Hezbollah stesso hanno ministri al governo ancora al potere.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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