UK: rimpatrio dalla Siria di circa 60 bambini orfani di nazionalità britannica

Pubblicato il 24 novembre 2019 alle 6:58 in Siria UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Regno Unito ha riferito che rimpatrierà per la prima volta un certo numero di bambini orfani britannici detenuti in un’area della Siria nordorientale formalmente controllata dallo Stato Islamico. Il segretario agli Esteri britannico, Dominic Raab, ha dichiarato “bambini” innocenti” non avrebbero mai dovuto essere sottoposti agli “orrori della guerra”. “Abbiamo facilitato il loro ritorno a casa, perché era la cosa giusta da fare”, ha aggiunto in una nota. Si prevede che i minori arriveranno nel Regno Unito nei prossimi giorni, ma ulteriori dettagli sul loro rimpatrio non sono disponibili per questioni di sicurezza.

I bambini orfani, di nazionalità britannica, si trovano attualmente presso una delegazione del Ministero degli Esteri e hanno lasciato la Siria. È quanto ha riferito il corrispondente della BBC in Medio Oriente, Quentin Sommerville, citato venerdì 22 novembre dal quotidiano The New Arab. Secondo un rapporto di Human Rights Watch pubblicato ad ottobre, al momento ci sarebbero 30 donne e 60 bambini britannici detenuti nei centri curdi nel Nord della Siria. Un’altra organizzazione umanitaria, Save The Children, ha accolto con favore la decisione del governo britannico di rimpatriare i minori, ma, al contempo, ha invitato le autorità a fare di più. “Tutti questi bambini hanno bisogno di essere rimpatriati ora, specialmente mentre ci avviciniamo all’inverno, perché questi campi non sono predisposti per il tipo di clima estremamente rigido che potremmo vedere in Siria”, ha dichiarato l’ONG.

Finora, solo 1.200 cittadini stranieri sono stati rimpatriati dalla Siria e dall’Iraq in Turchia, Kosovo, Russia, Tagikistan, Uzbekistan e Kazakistan, afferma Human Rights Watch.

Dal 9 ottobre scorso, il Nord-Est della Siria è interessato da un’ulteriore offensiva, promossa dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo mira a contrastare le milizie curde, considerate da Ankara una minaccia per l’integrità territoriale del Paese, in quanto fazioni terroristiche. Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre, senza, però, porre fine ai combattimenti. Il 22 ottobre, Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa sulla questione. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde da una “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

Al di là dell’offensiva turca, la Siria è testimone di un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.